Egitto: entro dieci giorni la nuova costituzione

Sembra esserci stato oggi il primo passo verso il vero passaggio storico in Egitto. Ad annunciarlo è Hussein Tantawi, capo del Consiglio Supremo delle Forze Armate, con la formazione di una Commissione che avrà il compito di proporre entro dieci giorni le modifiche alla Costituzione. Capo della Commissione è stato nominato il giudice in pensione  Tareq el Beshri, il quale sottoporrà l’esito del lavoro al giudizio del popolo.

Un passaggio fondamentale per un Paese appena uscito da trent’anni di dittatura, che nella sua Carta conserva ancora diversi punti controversi. Fra i più delicati quello in cui si pongono condizioni restrittive per le candidature alle Presidenziali, limiti ai ricorsi successivi alle elezioni e possibilità di mandati illimitati per il Presidente eletto. Una struttura elettorale creata volutamente per rafforzare il regime, fino all’ultima legge introdotta che toglieva alla magistratura il compito di controllare le operazioni di voto.

Per questo la scelta di el Beshri appare un significativo punto di rottura col passato: il magistrato è noto al Cairo per aver combattuto in favore dell’indipendenza della magistratura. La nomina è avvenuta subito dopo la decisione del Consiglio Supremo di sospendere la vecchia Costituzione. Per ora i poteri sono concentrati tutti nelle mani della Presidenza.

Sul tema anche El Baradei ha espresso segni di cambiamento, dichiarando di voler contribuire a costruire un Egitto democratico, precisando di non volersi candidare alle prossime elezioni. Intanto le attenzioni della Commissione si concentreranno proprio sulla creazione di nuove regole per la prossima tornata elettorale: l’agenzia di stampa Mena ha riportato che uno dei primi obiettivi sarà quello di “emendare tutti gli articoli necessari per garantire la democrazia e l’integrità delle elezioni presidenziali e parlamentari.”

Al di là della volontà di riformare le basi dello Stato, al Consiglio Supremo resta da affrontare gli ultimi fuochi delle proteste popolari, per fermare gli scioperi dei dipendenti statali derivate, secondi i militari, da “circostanze economiche e sociali disastrose. Questi problemi non potranno essere risolti prima che si ponga fine a scioperi e sit-in”.

Cristiano Marti