Il popolo in piazza: l’Iran rischia di diventare il prossimo Egitto

Mehdi Karroubi e Mirhossein Mousavi sono corrotti sulla Terra e dovrebbero essere processati”. La dichiarazione la batte l’agenzia di Stato Irna, ed è dei politici di maggioranza. Ahmadinejad accusa i suoi oppositori di aver fomentato i disordini nella manifestazione di ieri, proseguita sull’onda dell’entusiasmo per le vicende del Cairo. Se sabato, infatti, non vi erano stati grossi momenti di tensione, ieri le proteste sono sfociate in scontri con la polizia, durante i quali ci sono state decine di feriti ed una persona ha perso la vita.

Corrotti sulla terra”. Sono queste le parole che gli spettatori hanno ascoltato sulla Tv di Stato, che ha mandato in onda un filmato nel quale si vedono un gruppo di parlamentari di maggioranza inneggiare alla pena di morte per Karroubi e Mousavi, accusati di aver preso parte ad un complotto occidentale che avrebbe l’obiettivo di far cadere il regime islamico. “Quelli che hanno alimentato il disordine pubblico ieri – ha avvisato il portavoce dell’ordine giudiziario Gholamhossein Mohseni-Ejei – saranno affrontati fermamente e immediatamente.

Tradotto nelle intenzioni dell’esecutivo, Ahmadinejad vuole impedire a tutti i costi che il suo Paese si trasformi in una nuova Tunisia o in un nuovo Egitto. Un destino che, però, si potrebbe presto affacciare in Iran. Le opposizioni, che dal 2009 contestano la regolarità delle ultime elezioni presidenziali, denunciano che ad oggi le proteste popolari sono costate la vita a più di ottanta persone. “Mosse politiche”: così Ahmadinejad ha liquidato le proteste degli oppositori, nonostante il governo iraniano avesse sostenuto le rivoluzioni popolari in Tunisia ed in Egitto, salutandole come il “risveglio islamico”. Allo stesso tempo, però, il regime, dietro le rivolte in corso nel Nord Africa, vede la mano di Washington e Tel Aviv.

Intanto ieri la gente ha sfilato in tutto il Paese proprio a sostegno delle rivolte arabe, nonostante il governo non aveva concesso il permesso di manifestare, definendolo “un espediente inaccettabile dell’opposizione per provocare rivolte di massa che dividono il popolo”. Oltre che a Teheran, i cortei hanno sfilato anche nelle altre principali città: Tabriz, Shiraz, Esfahan.

Proteste che, come riferisce la Bbc, sono proseguite anche nella notte, con slogan urlati contro Ahmadinejad e l’Ayatollah Khamenei, guida suprema in Iran. Studenti, partiti anti governativi, madri in lutto per i figli morti nelle proteste del 2009. Insieme c’è tutta quella parte di società civile pronta a scrivere un altro pezzo di storia nel Medio Oriente.

Cristiano Marti