Le aziende su Facebook per “curare” i propri dipendenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:01

Febbraio 2011. Una notizia allarmante per i dipendenti e anche per le stesse aziende. Ormai non è la prima volta che i propri pensieri espressi sul web e in particolare su blog o F?acebook, porterebbero a provvedimenti di aziende contro i propri dipendenti. Non è neanche raro ormai che tramite questi mezzi sociali di comunicazione si creino problemi sentimentali oppure di amicizie, se non noie giudiziarie per dichiarazioni troppo pesanti.

Non c’è di sicuro da schierarsi con nessuna delle due parti, aziende o dipendenti, ma si potrebbe partecipare alla riflessione di cosa stia accadendo e se è corretto o meno l’uso dei mezzi di Social network per comunicati personali  o peggio denigratori su altri, persone o aziende che siano.

Così pare sia successo per 2 dipendenti della Cassa Nazionale dei Commercialisti che sembrerebbe aver sospeso un dipendente e licenziato un altro. In breve i due avrebbero denigrato più volte i vertici aziendali continuando ripetutamente nelle pesanti critiche verso la loro azienda.

Riportiamo un estratto del documento disciplinare che dovrebbe aver emanato la Cassa: <<partecipazione a blog o social network durante l’orario di lavoro, è in palese contrasto con la diligente e puntuale esecuzione del lavoro e il ripetuto e reiterato utilizzo di mezzi personali, stante l’inutilizzabilità dei mezzi tecnici messi a disposizione dalla Cassa, testimonia e conferma la volontà pienamente cosciente di contravvenire alle norme per il regolare svolgimento dell’attività lavorativa………….Inoltre  il contenuto dei messaggi da Lei postati su Facebook è talmente offensivo, irrispettoso e ingiurioso nei confronti dei Suoi superiori gerarchici, oltreché istigatore, da non necessitare di ulteriori commenti>>.

Secondo alcune indiscrezioni sembrerebbe che il clima di lavoro all’interno della Cassa Nazionale dei commercialisti non sarebbe dei migliori, se fosse vero conoscerne le ragioni potrebbe portare a capire il perchè del comportamento che avrebbero tenuto i due dipendenti.

La domanda che nasce spontanea è la seguente, ma per la privacy le idee non sono personali e private? Anche quando sono condivise pubblicamente? L’identità di chi scrive è provabile senza ragionevole dubbio? E soprattutto è corretto o no che le aziende oltre a controllare i futuri dipendenti guardandone il profilo Facebook o ciò che scrivono nei blog, controllino anche i propri dipendenti in forza attiva? E’ giusto che le aziende tutelino il proprio nome in difesa del proprio lavoro e degli altri dipendenti?

La questione è molto complessa ma l’essere controllati non è mai piacevole: un consiglio a tutti i lavoratori è quello di non eccedere nelle asserzioni pubbliche e alle aziende di continuare ad ascoltare i malesseri dei propri dipendenti finchè questo è possibile.

I.T.