Newnotizie al concerto di Ludovico Einaudi

Ludovico Einaudi politeama di Prato 21 gennaio 2011 (Enrico Zafarana credits) 1Quando si parla di pianisti che finiscono nelle classifiche di vendita, i puristi cominciano a storcere il naso. Anche nel caso di Ludovico Einaudi non sono mancate le recensioni sfavorevoli di alcuni addetti ai lavori, ma il compositore ha continuato il suo lavoro con umiltà e senza inutili polemiche. Il pianista torinese ha sempre raccolto grandi consensi di pubblico in tutto il mondo ed ha venduto nelle sola Europa più di 750.000 mila copie. Nel 2011 il suo tour toccherà la Germania per poi spostarsi in Asia.

Il concerto di Prato è stata l’occasione per ascoltare i brani tratti da Nightbook, eseguiti in lunghe sequenze senza interruzioni. Durante la serata Einaudi ha raccontato al pubblico la particolare genesi dell’album: “Ero all’ Hangar Bicocca a Milano, circondato dalle Sette torri di Anselm Kiefer. Mi resi conto che non avevo brani adatti per quello spazio e così mi misi a improvvisare delle idee per il concerto. Lo spazio dell’Hangar è molto grande e anche se eravamo a marzo faceva davvero freddo: distribuirono anche delle coperte per il pubblico. L’opera di Kiefer è una visione apocalittica con queste torri che davano un aria potente e sacra, ed io cercai di renderla con un suono siderale, associando la musica all’ idea della notte. Lì sono nate le prime musiche di Nightbook”.

Einaudi ha poi eseguito i suoi ‘classici’ come Le onde, I giorni, Una mattina e l’applauso del pubblico toscano non si è fatto attendere. Molto suggestiva anche l’esecuzione di alcuni brani tratti da Divenire del 2006. La composizione dell’album ebbe origine dalle suggestioni scaturite dalla visione del Trittico di Giovanni Segantini, conservato al museo di St.Moritz. Einaudi ha sottolineato che veder l’opera di Segantini: “mi fece uno strano effetto, come se vedessi il movimento che lui aveva fermato e siccome la musica si muove nel tempo, avevo l’ idea di rimetter in moto questi fotogrammi e dargli una vita. Questa diventò la prima parte di Divenire, volevo provar a veder se riuscivo a realizzar uno sfondo per il profilo delle  montagne che salivano e scendevano, come un grafico di un’imprevedibile melodia di salita e discesa. Ho realizzato la mia tavolozza di colori fatta di suoni”.

Non stupisce una simile sensibilità verso l’arte da parte del pianista, se si pensa anche al milieu in cui è cresciuto: casa Einaudi, nipote di un presidente dela Repubblica e figlio di uno dei più importanti editori nazionali. Un rapporto non facile quello con la famiglia, che non incoraggiò mai la scelta di diventare musicista. Ad esser complesso è anche il rapporto tra Einaudi e l’Italia come emerge da un’intervista con Enrico Arosio dell’ agosto 2009: “Io sono legato a Milano e ai miei figli, ma sto meglio a Londra o Berlino. Provo un senso di pena per Paese sempre più cialtrone, ripiegato sull’insulto reciproco. Dove anche la sinistra sa solo demolire, incapace di un progetto credibile, senza un leader in cui mi possa riconoscere. Il Paese dell’arrangiarsi, e del salvarsi improvvisando”.

Mario Pagano