Rinvio a giudizio, Berlusconi: Un complotto dei magistrati. Ma dall’estero dura condanna

E sul rinvio a giudizio del Premier, non poteva che essere battaglia. Quella mediatica è già iniziata, con la risposta dai toni duri di Silvio Berlusconi: La decisione del Gip di Milano Cristina Di Censo non è altro che “una montatura infame: solo un voto di sfiducia può farmi cadere, non quattro magistrati politicizzati che vogliono sovvertire il voto popolare”.

E’ quanto affermato da Berlusconi durante varie riunioni dello scorso martedì, tese a ribadire che ai suoi danni si starebbe mettendo in atto un complotto ordito con l’intenzione di farlo fuori politicamente, sovvertendo il voto popolare e dunque la democrazia stessa. E’ il tormentone che in effetti si sente da parecchio tempo provenire dalle sedi del Pdl e dal presidente del Consiglio, che in questo concetto hanno racchiuso l’intera loro strategia propagandistica e l’ultima speranza di farla franca superando quello che sperano essere “solo un momentaccio”, come dichiarato di recente dallo stesso Berlusconi a proposito degli scandali da cui è stato (forse anche miratamente, ma senza dubbio non immeritatamente) investito.

Vero è che anche le aree cattoliche di varie fazioni politiche grandi e piccole, e di associazioni che fino a poco tempo fa erano dichiaratamente tendenti a guardare a destra, oggi vedono in lui, a causa delle recenti scoperte mediatiche diffuse con dubbio gusto da parte dei media, un qualcosa che prima non rappresentava: il nemico del decoro e della famiglia. Un po’ ipocritamente, forse, dal momento che l’accanimento pubblico nei confronti di certe abitudini sessuali berlusconiane ha preso il sopravvento anche su problemi maggiori e su intrighi politici di più grande rilievo nella vita dei suoi connazionali. Facendo del Premier un semplice adultero “beccato”, invece, si dà adito esattamente all’avanzare le scuse in suo favore che i suoi difensori giuridici e politici cercano da tempo immemore di dimostrare: tutti lo giudicano e lo misurano, trovano il capello fuori posto nella sua vita privata, invadono ogni angolo della sua privacy per trovare ulteriori difetti, vogliono incastrare lui e questo governo, sfiduciandolo indebitamente ed a ragione di vizi privati di nessun legittimo interesse pubblico.

Proprio certe sinistre fanno così dimenticare agli ammiratori di Berlusconi che nel caso dell’attuale Premier non si tratta del problema di essere adultero (lo erano molti uomini potenti già da prima: in un sondaggio di pochi anni fa venne messo in rilievo che secondo la maggior parte delle mogli di parlamentari italiani è ipocrisia decidere di sposare un politico e volerlo anche fedele). Berlusconi ha altri ordini di difetti, che dovrebbero interessare di più. Per esempio quello di essere, in tutto il suo complesso, il contrario del modello che secondo i piani doveva incarnare (e ci è riuscito per molto tempo agli occhi di mezza Italia).

Al contrario, di fronte all’opinione pubblica internazionale non gli è servito a nulla il cortese atteggiamento da “ghe pensi mi”, perché a caderci era stato più che altro quel tipo di gente che vi ha visto il tornaconto (falso) del proprio orticello, credendo di poter diventare, votandolo, come lui. Perciò all’estero, dove non c’è il fattore del votarlo per interesse, si pensa oggi all’uomo italiano classico come ad un emulo dell’attuale Premier: dagli atteggiamenti discutibili quindi nel ruolo di uomo-marito-compagno, ma ridanciano e simpatico in compagnia. Finché alla maggioranza degli italiani farà piacere esser visti così, saranno liberissimi di eleggersi un Premier come lui, o anche peggiore. E’ vero, renderanno imbarazzante la vita all’altra quasi-metà dei connazionali, ma cosa farci? L’italiano non è così, lo disegnano così (con la sua stessa matita, il più delle volte).

Sandra Korshenrich