Bufera in Futuro e Libertà. Il partito rischia lo scioglimento

Ancora problemi nel neonato partito di Fini, Futuro e Libertà.
Ieri al Senato nella votazione del Milleproroghe Erano dieci, hanno votato in tre modi diversi.
Ma i problemi sono arrivati dopo: il senatore Giuseppe Menardi, annunciando il suo addio al gruppo, ha posto le premesse per il suo scioglimento perché a quel punto verrebbe meno la quota minima, dieci, per organizzarsi autonomamente.
Dopo sette mesi, si scioglierebbe così uno dei due gruppi parlamentari di “Futuro e liberà”, nati nell’estate 2010 sull’onda della “cacciata” ordinata da Berlusconi.

Ma non è finita in quanto nuovi colpi di scena potrebbero determinarsi sul fronte dei parlamentari di “frontiera”.
Certo, la diaspora dei senatori era nell’aria da tempo. Francesco Pontone e Giuseppe Menardi non hanno mai aderito a “Futuro e libertà”, mentre altri (Mario Valditara, Mario Baldassarri) sono diffidenti verso una possibile deriva sinistrorsa del partito.

Poi Adolfo Urso, Pasquale Viespoli e Andrea Ronchi lamentano un organigramma penalizzante; temono una gestione che li tagli fuori nella gestione delle liste elettorali; restano diffidenti sulle intese avviate riservatamente col Pd.

Bocchino taglia corto. “Gli addii? Prima o poi dovevamo affrontare il problema.
E’ questo il motivo per il quale Fini avrebbe preferito, per la presidenza dei deputati un personaggio come Benedetto Della Vedova, una “persona preparata e perbene”.
I moderati per altre 48 ore attenderanno segni di vita dall’altro fronte, dopodiché decideranno se organizzarsi in minoranza, oppure se varare un nuovo soggetto, che non torni nel Pdl ma possa rappresentare “la destra del Terzo polo”.

Che Futuro e Libertà sia già destinato a scomparire? Ora oltre al Pdl, anche il neonato partito cerca nuovi ingressi. Saremo di fronte all’ennesima campagna acquisti?

Matteo Oliviero