Fisco: un commerciante su tre in Piemonte non rilascia lo scontrino

Un commerciante piemontese su tre non rilascia lo scontrino fiscale.

E’ quanto emerge nella presentazione del rapporto annuale dell’attività della Guardia di finanza della Regione Piemonte, che vede nella crisi la causa principale del fenomeno.

Per il generale Vincenzo Basso, comandante regionale della Guardia di finanza, “Si tratta di un dato in linea con quello del 2009, cosa che testimonia come la crisi economica sia tutt’altro che finita. Su 10 mila controlli a campione effettuati, circa il 34% dei negozianti non è risultato in regola“.

Le  richieste di chiusura di esercizi commerciali per mancata emissione di scontrini, ricevute e bolle aumentano del 49% rispetto all’anno precedente. In termini numerici sono 461, di cui circa la metà ha trovato poi effettiva applicazione.

Altissima anche la somma recuperata nel corso degli oltre 9 mila accertamenti fiscali alle imprese che hanno tentato di eludere le imposte: circa 2 miliardi di euro, di cui la metà nella sola provincia di Torino, e quasi mezzo miliardo di Iva non versata.

Passando al resoconto sulle attività delle Fiamme Gialle piemontesi durante il 2010, dal comando regionale fanno notare che “un problema rilevante sono le autocertificazioni che, se dal punto di vista sociale sono una semplificazione, per i controlli creano diverse difficoltà perché molte risultano fasulle”. In sostanza, che produce un reddito alto, ne autocertifica uno molto inferiore, nullo o in perdita in modo da ricevere in cambio sgravi, prestazioni agevolate, sanitarie, scolastiche etc. a cui non ha alcun diritto.

In quasi la metà dei controlli fatti nel solo torinese nel 2010 – ha spiegato il generale Antonio Gerli, comandante provinciale – le prestazioni agevolate sono fatte irregolarmente“.

In merito al contrasto del riciclaggio, delle contraffazioni, con quasi 2 milioni di articoli contraffatti ritirati dal mercato, e alla lotta all’usura, con sequestri di beni per circa 1 milione e 200 mila euro, “nel torinese ad esempio – ha aggiunto Gerli – abbiamo smantellato un’organizzazione che applicava interessi tra il 50 e il 600% su decine di persone”.

Marco Notari