Letto di rose: ritorna la regina del rosa Nora Roberts. In anteprima le prime pagine

La scrittrice Nora Roberts è una delle più apprezzate autrici di storie romantiche a livello internazionale. Letto di rose è il secondo episodio della serie Il quartetto della sposa che ha come protagoniste quattro amiche che hanno creato un’agenzia che organizza matrimoni curati in ogni minimo dettaglio.

Dopo La sposa in bianco le quattro amiche ritornano in questo nuovo romanzo in cui Emma, la più esigente del gruppo, si accorge di provare un sentimento sempre più forte per il suo migliore amico, Jack. Emma cerca il grande amore della sua vita ma Jack non è mai riuscito ad avere una relazione stabile. Dopo aver ammesso di essere legati da un sentimento più forte rispetto all’amicizia, i due protagonisti dovranno affrontare le diverse aspettative nei confronti dell’amore, in apparenza inconciliabili.

Nora Roberts è considerata a livello internazionale “la regina del rosa” ed è autrice di oltre 300 romanzi accolti con entusiasmo dai lettori e dai critici.

In anteprima le prime pagine di Letto di rose:
I dettagli le affollavano la mente, molti in modo confuso, Emma controllò l’agenda degli appuntamenti mentre prendeva la prima tazza di caffè. Le consulenze consecutive le davano la stessa carica della forte miscela zuccherata. Assaporandola, si appoggiò allo schienale della sedia nel comodo ufficio per leggere le annotazioni che aveva aggiunto a margine dei dati di ogni cliente.
Nella sua esperienza, la personalità della coppia – o spesso, più precisamente, della sposa – la aiutava a determinare il tono della consulenza, la direzione che avrebbero seguito. Secondo la concezione di Emma, i fiori erano il cuore del matrimonio. Che fossero eleganti o divertenti, ricercati o semplici, i fiori rappresentavano il romanticismo.
Il suo lavoro era dare ai clienti tutto il cuore e il romanticismo che desideravano.
Sospirò, si stiracchiò, poi sorrise al vaso di roselline sulla scrivania. La primavera, pensò, era il meglio. La stagione dei matrimoni entrava nel vivo… Il che significava giornate indaffarate e lunghe notti a progettare, disporre, creare, non solo per i matrimoni di questa primavera, ma anche per la successiva.
Amava la continuità quanto il lavoro stesso.
Ecco quel che Promesse aveva dato a lei e alle sue tre migliori amiche. Continuità, un lavoro gratificante e quel senso di realizzazione personale. E lei era finita a giocare con i fiori, a vivere con i fiori, praticamente a immergersi tra i fiori ogni giorno.
Pensierosa, si osservò le mani, esaminando i piccoli graffi e i tagli minuscoli. In certi giorni li considerava cicatrici fatte sul campo di battaglia, in altri medaglie al valore. Quella mattina desiderò soltanto di essersi ricordata di prenotare una manicure.
Diede uno sguardo all’ora, fece due calcoli. Di nuovo carica, balzò in piedi. Facendo una deviazione in camera, prese una felpa scarlatta col cappuccio e la infilò sopra il pigiama. C’era abbastanza tempo per passare dall’edificio principale prima di vestirsi e prepararsi per la giornata. Lì la signora Grady avrebbe preparato la colazione, così Emma non avrebbe dovuto frugare in tutta casa per cucinarsi qualcosa da sola.
La sua vita, pensò mentre scendeva le scale saltellando, era piena di squisiti privilegi.
Attraversò il soggiorno che utilizzava come reception e sala di consulenza e si guardò rapidamente attorno mentre si dirigeva alla porta. Avrebbe cambiato l’acqua ai fiori in esposizione in tempo per il primo appuntamento della giornata, ma oh, quei Lilium orientalis non si erano aperti meravigliosamente?
Uscì da quello che era stato l’alloggio per gli ospiti di villa Brown e che ora era la sua casa e la base operativa di Bouquet, la sezione di Promesse gestita da lei.
Respirò a fondo l’aria primaverile. E tremò.
Accidenti, perché non poteva fare un po’ più caldo? Era aprile, per l’amor di dio. Era il tempo delle giunchiglie. Com’erano allegre le viole del pensiero che aveva piantato nei vasi. Si rifiutava di permettere a una giornata gelida – e, okay, a dirla tutta stava cominciando anche a piovigginare – di rovinarle l’umore.
Si strinse nella felpa, infilò la mano che non reggeva la tazza di caffè in tasca e cominciò a camminare in direzione dell’edificio principale.
Le cose stavano tornando a prendere vita intorno a lei, ricordò a sé stessa. Se si guardava attentamente, si riusciva a scorgere la promessa del verde sugli alberi, l’indizio della delicata fioritura del corniolo e del ciliegio. Quelle giunchiglie volevano sbocciare, e i fiori di zafferano selvatico lo avevano già fatto. Forse ci sarebbe stata un’altra nevicata primaverile, ma il peggio era passato.
Presto sarebbe giunto il momento di sporcarsi le mani, di portare alcune delle sue meraviglie fuori dalla serra e metterle in mostra. Lei si occupava di bouquet, festoni e ghirlande, ma niente superava madre natura nel fornire il più struggente scenario per un matrimonio.
E niente, secondo lei, batteva villa Brown nel valorizzare tale scenario.
I giardini, il pezzo forte persino adesso, presto sarebbero esplosi di colori, boccioli, profumi, invitando le persone a gironzolare per i sentieri sinuosi e a sedersi su una panchina, a rilassarsi al sole o all’ombra. Parker aveva incaricato lei – così come dava incarichi a chiunque altro – di occuparsene, quindi ogni anno si trovava a giocare, a piantare qualcosa di
nuovo, o a supervisionare la squadra di tecnici del paesaggio.
Le terrazze e i patii creavano dei deliziosi spazi utili all’aperto, perfetti per matrimoni ed eventi… ricevimenti in piscina, ricevimenti in terrazza, cerimonie nel roseto o sotto il pergolato, o magari vicino al laghetto all’ombra di un salice.
Abbiamo ogni possibilità, pensò.
E la casa? C’era qualcosa di più elegante, di più bello? Il meraviglioso blu tenue, quei caldi tocchi di giallo e crema, tutti i vari profili del tetto, le finestre ad arco, le balconate in ferro battuto contribuivano a creare quel fascino raffinato. E poi il portico d’entrata sembrava fatto apposta per essere affollato da vegetazione lussureggiante o da tessuti e colori complessi.
Da bambina aveva sempre pensato a quel posto come al regno delle fate, con tanto di castello.
Ora era casa sua.
Girò in direzione della dépendance accanto alla piscina dove la sua socia Mac viveva e gestiva il proprio studio fotografico. Proprio mentre stava per afferrare la maniglia, la porta si aprì. Emma sorrise, fece un cenno all’uomo allampanato con i capelli spettinati e la giacca di tweed che stava uscendo.
«Buongiorno, Carter!»
«Ciao, Emma.»
La famiglia di Carter e la sua si frequentavano da che aveva memoria. Ora Carter Maguire, ex docente di Yale e insegnate di letteratura inglese nel liceo che avevano frequentato da ragazzi, era fidanzato con una delle migliori amiche che avesse al mondo.
La vita non era semplicemente bella, pensò Emma. Era un dannato letto di rose.
Con quel pensiero in mente, non poté far altro che raggiungere Carter a passo di danza, tirarlo per i risvolti della giacca
mentre si alzava in punta di piedi per dargli un sonoro bacio.
«Wow» disse lui, arrossendo leggermente.
«Ehi.» Mackensie, gli occhi assonnati, la massa di capelli rossi luminosi nell’oscurità, si appoggiò allo stipite della porta.
«Ci stai provando con il mio ragazzo?»
«Magari. Te lo ruberei, ma tu l’hai sedotto e ammaliato.»
«Hai assolutamente ragione.»
«Bene.» Carter offrì a entrambe un sorriso confuso. «Questo è davvero un ottimo inizio per la mia giornata. La riunione dei docenti cui devo partecipare non sarà divertente nemmeno la metà di così.»

Letto di rose
Autore: Nora Roberts
Casa Editrice: Leggereditore
Pagine: 352
Prezzo: 5€

Beatrice Pagan