Prodi: Bindi premier. Una donna per mettere fine al berlusconismo?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:09

Una donna per uscire dal berlusconismo, per rispondere a chi, per anni, ha concepito quello femminile come il sesso debole, non in termini di efficienza fisica ma in quanto incapace di resistere alle avances di chi può fare leva sul potere, che nel nostro paese è sempre stato ad appannaggio della virilità maschile.

E quale donna potrebbe essere migliore di colei che nell’ottobre del 2009, con gli scandali sessuali appena agli inizi, ebbe il coraggio di rispondere – a dispetto della remissività dei propri colleghi maschi – al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che in una perla di maleducazione l’aveva definita «più bella che intelligente», dicendo: «Presidente, io non sono una donna a sua disposizione».

A disposizione, sì, come un servizio a pagamento, come qualcosa che si compra quando si vuole e perché si vuole, solo perché si è Silvio Berlusconi.

L’idea di una Bindi candidata premier alle prossime elezioni politiche – al di là che in esse possa partecipare o meno Berlusconi, su cui incombe l’interdizione dai pubblici uffici, qualora fosse provata la colpevolezza per i reati di prostituzione minorile e concussione – sembra potersi trasformare in qualcosa di più di una semplice boutade.

Ieri, in occasione del sessantesimo compleanno del presidente del Partito Democratico, a rilanciare l’ipotesi è stato Romano Prodi, ultimo primo ministro in rappresentanza del centro-sinistra. Il Professore ha detto: «Tutto il potere a Rosy, perché non lei premier? In determinazione la batte solo la Albright».

Una frase buttata lì, ma che ha suscitato subito un via vai di commenti da parte di tutti quegli esponenti di partiti politici che potrebbero essere interessati a far parte di una coalizione nuova, qualcosa in più di quell’Unione che nel 2006 vinse le elezioni, ma ebbe vita breve a causa dei dissidi interni.

Ancora non è nulla deciso, ma se ne parla, questo è sicuro.

Una donna al potere, una donna per mettere fine simbolicamente alla compravendita del piacere che ha caratterizzato questi ultimi tempi. Tempi, che molti italiani vorrebbero davvero fossero gli ultimi.

Per sempre.

Simone Olivelli