Stop a rito abbreviato per ergastolo: scontro tra Udc e Idv alla Camera

Passa alla Camera il testo che prevede l’inapplicabilità del giudizio abbreviato, con il relativo sconto di pena, ai delitti puniti con l’ergastolo. Il provvedimento, che ora sarà esaminato dal Senato, è passato nell’Aula di Montecitorio con 215 sì, 191 no e 17 astenuti. Decisivo il voto favorevole dell’Idv, mentre ha votato contro il Pd. Astenuto il gruppo di Futuro e Libertà.

Immediato lo scontro tra l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che aveva proposto un emendamento al testo, e l’Idv di Antonio Di Pietro, che ha invece votato insieme alla maggioranza.

“Abbiamo con forza cercato di contrastare l’approccio giustizialista che ancora una volta ha unito l’asse Lega-Italia dei Valori. È incredibile che, quando si tratta di approvare leggi forcaiole, Di Pietro sia sempre in prima fila e pronto a fare da stampella al Governo”, dichiara Lorenzo Ria, componente Udc della Commissione Giustizia.

“È evidente – continua l’esponente centrista – che manca la volontà di riformare la giustizia secondo ragionevolezza. Oggi, infatti, si è voluto eliminare un istituto che garantiva un esito immediato del processo e non forniva scappatoie al reo, limitandosi a tramutare l’ergastolo in trent’anni o, in casi gravi, al solo esonero dall’isolamento diurno. Questo intervento, a dispetto della tanto annunciata riforma complessiva del sistema, rappresenta solo un rammendo al codice di procedura penale, senza conseguenze positive immediate. Ed è sostanzialmente inutile perché ci sono tanti processi ordinari che si concludono con condanne anche inferiori a quelle cui si può giungere attraverso il rito abbreviato”.

“Questa legge – conclude Ria – non solo discrimina a priori l’imputato, ma crea anche un evidente squilibrio tra accusa e difesa. Non si può mettere mano al processo penale con il solo scopo di piantare una bandierina, poichè così facendo si incide negativamente su diritti della persona, quali la libertà e la dignità, che sono inviolabili e indisponibili”.

Secca la replica di Antonio Di Pietro, che dalle righe del suo blog, respinge con fermezza ogni accusa di connivenza con la maggioranza. “Stamattina alla Camera l’Italia dei Valori ha votato insieme alla maggioranza contro un emendamento dell’Udc. Lo abbiamo fatto – spiega il leader dell’Idv – perché eravamo d’accordo sul rendere inapplicabile il giudizio abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. Non ci sembrava e non ci sembra giusto che chi è imputato per delitti gravi, punibili con l’ergastolo, possa decidere di accorciarsi da solo la pena scegliendo il rito abbreviato”.

“Senza il nostro voto quell’emendamento sarebbe passato – sottolinea l’ex pm – il governo sarebbe stato battuto e quindi c’è stato subito qualche scervellato che ci ha accusato di aver ‘salvato la maggioranza’. Secondo queste critiche noi avremmo dovuto affossare una provvedimento giusto e che avevamo anche cofirmato, rendere più difficile il lavoro dei magistrati, massacrare la giustizia e fare un danno al Paese solo per toglierci il gusto di fare un dispetto alla maggioranza”.

“Mi dispiace tanto – aggiunge Di Pietro – ma non è questa la nostra idea di responsabilità politica. Per noi dell’Italia dei Valori si vota secondo coscienza e non per partito preso o per fare dispetto a qualcuno. Siamo sempre stati favorevoli a una politica di rigore, anche nella sanzione. Siamo convinti che chi ammazza una persona debba andare in galera senza poter fare il furbo e ridursi la pena chiedendo il rito abbreviato, e non siamo disposti a tradire le nostre convinzioni per la soddisfazione di mandare sotto una volta la maggioranza”.

“Berlusconi va battuto nel voto di fiducia – rimarca l’esponente dell’opposizione – trovando quei 316 deputati disposti a mandarlo a casa senza farsi comprare dai suoi regalini, e per raggiungere questo obiettivo bisogna mettere in campo, anche in Parlamento, una vera e strenua opposizione, cosa che sinora solo noi dell’Italia dei Valori abbiamo fatto e intendiamo continuare a fare”.

“Tutto il resto – conclude Di Pietro – sono chiacchiere che denotano una concezione dell’etica politica che proprio non possiamo accettare”.

Raffaele Emiliano