Bindi premier, Renzi: Appartiene al passato, non è ciò che ci serve

I critici del Partito Democratico, quando vogliono rimarcare le fragilità del maggiore partito di centro-sinistra in Italia, spesso puntano il dito contro la mancanza di unità – la parola “unione” evitiamo di utilizzarla, per non ridestare brutti ricordi da quelle parti lì – tra i propri esponenti. Ed è difficile negare, anche per i più convinti sostenitori, che le occasioni per rimarcare questo dato non manchino mai.

L’ennesima è arrivata per caso, dopo una semplice battuta o poco più. Una carineria rivolta a qualcuno nel giorno del suo compleanno, nello specifico, nel giorno del sessantesimo compleanno di Rosy Bindi, deputata e presidente del Pd.

Prima il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, e poi l’ex primo ministro dell’ultimo governo di centro-sinistra, Romano Prodi, si sono espressi a favore di una candidatura della Bindi al ruolo di premier nelle prossime elezioni politiche. Per entrambi, la donna che rispose per le rime a Silvio Berlusconi, nell’ottobre 2009, dopo che quest’ultimo l’aveva etichettata come «più bella che intelligente», avrebbe tutte le carte in regola per riportare al governo l’attuale opposizione.

Supportata da quale coalizione non è ancora ben chiaro, ma si presume una larga compagine capace di rivincere le elezioni e cercare, magari, di durare un pizzico in più rispetto all’ultimo esperimento. Tuttavia, per pensare a questo c’è ancora tempo.

Quello che invece è giunto repentino, è stato il moto di disappunto mal celato che è emerso tra gli stessi membri del Partito Democratico, dopo che si è diffusa la notizia dell’investitura, seppur informale, della Bindi.

Se tra i sodali di Pierluigi Bersani, attuale leader del partito, si è subito pensato che la mossa di Vendola sia stata una furbata per mettere un po’ di sale sulle ferite sempre aperte del PD, c’è anche chi non ha nascosto la propria irritazione come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che in tempi non sospetti si era proposto come papabile candidato premieri: «Non ci sono le elezioni e non c’è neppure la coalizione. E abbiamo già avuto almeno 6 candidature».

Altra la critica che proviene da Matteo Renzi, sindaco di Firenze e uomo nuovo del centro-sinistra. Renzi è colui che parlò di rottamazione dei politici che avevano già dato il proprio contributo nel passato dell’Italia e che, a suo avviso, non sarebbero più idonei a vivere la causa in prima linea.

Per il giovane sindaco, la candidatura della Bindi sarebbe un continuum del passato, non una svolta: «La Bindi ha partecipato a ben quattro legislature. Credo che non è ciò di cui noi abbiamo adesso bisogno».

Simone Olivelli