Crisi Fli, Bocchino: Il partito è saldo. Solo normale dialettica politica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:03

Addà passà a nuttata.

Si potrebbe sintetizzare così, citando il suo compaesano Eduardo De Filippo, regista del film Napoli milionaria (195o), l’umore di Italo Bocchino, da qualche giorno nominato vice presidente di Futuro e Libertà per l’Italia ma già risucchiato in una mezza crisi che rischia di destabilizzare la struttura del neonato partito voluto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Fli, che ricordiamo è nato dopo l’uscita dalla coalizione di governo di diversi esponenti del Popolo della Libertà, nelle ultime quarantotto ore ha dovuto subire il colpo inferto dalla decisione di alcuni senatori di abbandonare il gruppo del partito a Palazzo Madama.

Ma Italo Bocchino ha scelto la linea dell’ottimismo e così, giungendo alla prima riunione della segreteria politica di Fli in corso a Palazzo Marini, ha commentato: «Oggi insediamo la segreteria politica nazionale di Fli caratterizzata da un elemento innovativo: ne fanno parte soggetti esterni alle assemblee elettive provenienti dal mondo della cultura e delle professioni. Discutiamo su come organizzare il partito e martedì prossimo riuniremo i coordinatori regionali per convocare congressi in tutta Italia».

Il fedele alleato di Gianfranco Fini ha poi proseguito: «Strutturiamo il partito molto velocemente. Fini ha detto che c’è un’Italia fuori dal palazzo cui lui si rivolge. C’è un’Italia che secondo tutte le indagini demoscopiche dà buona fiducia a Fini. Abbiamo bisogno di una struttura organizzativa e per fine anno Fli avrà almeno 200mila iscritti, 110 presidenti provinciali del partito eletti dagli iscritti con la massima partecipazione e la massima democrazia».

E a chi gli ha fatto notare come gli eventi degli ultimi due giorni potrebbero apparire le prime, nonché premature, crepe all’interno di Futuro e Libertà, Bocchino ha risposto: «Il partito non si sta sfaldando: ci sono questioni che succedono nei congressi veri dei partiti veri. Gli osservatori non erano più abituati a questo».

S. O.