Lele Mora minaccia Formigli: Spero che i fascisti ti spezzino le gambe

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:58

La vita di giornalista per Corrado Formigli, negli ultimi giorni, si è fatta sempre più dura.

Il giornalista che collabora con la trasmissione televisiva Annozero, condotta da Michele Santoro, ha dovuto prima subire le tacchettate del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e poi ricevere gli improperi di Lele Mora, il manager dei vip che si trova invischiato in una vicenda poco chiara, su cui sta indagando anche la Procura di Napoli, riguardante un giro di prostituzione nei piani alti del potere. Il filone dell’inchiesta è indirettamente collegato anche al più famoso Rubygate, che vede accusato su tutti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che dovrà difendersi davanti ai giudici dalle accuse di prostituzione minorile e concussione.

La colpa di cui si sarebbe macchiato l’inviato di Annozero, consiste nell’aver semplicemente cercato di porre qualche domanda, via telefono, a Mora.

Il tentativo di intervista è stato poi trasmesso all’interno della puntata di ieri sera, andata in onda su Rai2, gesto, questo, che il manager dei vip ha criticato aspramente poiché Formigli non gli avrebbe fatto presente, al momento della telefonata, di essere registrato.

In tempi di intercettazioni, la questione risalta parecchio. Ma a tal proposito, Corrado Formigli dice di avere un’idea ben precisa e l’ha espressa all’interno di un’intervista rilascia a Corriere.it.

Formigli – che in passato ha lavorato anche per Mediaset – ha chiarito il suo pensiero dicendo: «Io mi ispiro ad un principio: quando mi qualifico come giornalista ritengo che l’intervistato sappia già che quello che mi sta dicendo diventa pubblico».

Nel corso dell’intervista, Lele Mora, oltre a volgari insulti che avrebbero preso di mira la madre, ha rivolto al giornalista un pensiero che sa tanto di minaccia: «Siete dei comunisti di merda, spero che vengano i fascisti a spaccarvi le gambe».

Il controverso personaggio dello show business non ha mai fatto mistero di essere un nostalgico del ventennio fascista e per provarlo, più di una volta, ha fatto sentire le suonerie del proprio cellulare: canti e inni storici, inneggianti al duce.

Dal canto suo, Formigli si è limitato a una riflessione sul lavoro di giornalista, in Italia, in questo periodo: «Il clima invece si sta avvelenando sempre più. Siamo sotto tiro. Le possibili elezioni restringono i margini dentro i quali i giornalisti possono muoversi».

Simone Olivelli