Unità d’Italia, il 17 marzo e la festa che s’ha da fare

Il punto fermo sul 17 marzo dovrebbe essere trovato oggi: in sede di Consiglio dei ministri, infatti, i membri del governo dovrebbero finalmente trovare la quadra sul “dilemma” che tiene banco da un po’ di tempo ed esprimersi sull’opportunità (o meno) di decretare il 17 marzo festa nazionale dell’Unità d’Italia e dunque giornata non lavorativa.

Una decisione che verrà ufficializzata oggi, ma che pare essere già stata definita grazie al pressing operato da alcuni ministri e dalle associazioni di professionisti e di amministratori, impegnati a sottolineare l’importanza della ricorrenza ai più riottosi, leghisti in testa.

Salvo sorprese dell’ultima ora, dunque, oggi dovrebbe essere rimarcato l’annuncio consegnato qualche mese fa dal sottosegretario Gianni Letta, che  aveva anticipato che soltanto per quest’anno le scuole, le attività commerciali, le fabbriche e gli uffici sarebbero rimasti chiusi per consentire a ogni singolo italiano di festeggiare in modo adeguato e partecipato l’importante anniversario.

A sostenere la causa della festività nazionale è stata per prima il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che di fronte alle resistenze di alcuni colleghi, convinti dell’inopportunità di fare vacanza in un periodo di ripresa economica (tesi sostenuta dai padani, ma anche dal ministro Gelmini e da Maurizio Sacconi) ha replicato: “Non si può assolutamente configurare il 17 marzo come festa di serie B“.

Favorevole anche il responsabile della Difesa, Ignazio la Russa, il quale ha prospettato la possibilità di “sacrificare” la festa del 4 novembre (giornata delle forze armate) a favore del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. A insorgere contro la proposta del ministro Maria Stella Gelmini, che ha invece invitato insegnanti e studenti a rimanere in classe il prossimo 17 marzo per parlare insieme di Risorgimento è stata l’Associazione nazionale dei presidi, spalleggiata anche dall’Upi (Unione delle province italiane) e dall’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani).

“Se il 17 marzo fosse festa nazionale – ha detto il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino – sarebbe meglio, perché sapere che quel giorno si sta a casa può far accendere nei cittadini la scintilla che si tratta di un anno particolare. Mi auguro quindi che il Parlamento approvi la mozione, perché sarebbe ben strano – ha spiegato il primo cittadino piemontese – celebrare quasi vergognandosi di dire che è una festa di tutta l’Italia“.

E nei giorni scorsi anche il Quirinale è intervenuto sulla questione per sollecitare “una matura coscienza da parte di tutti” sull’importanza della ricorrenza. Come dire questa festa s’ha da fare.

Maria Saporito