Algeri: il popolo in Piazza Primo Maggio. In coma un deputato

Un migliaio di persone sono riuscite a raggiungere Piazza Primo Maggio ad Algeri. A presidiarla, come riferiscono testimoni, ci sono almeno 40 mila poliziotti. E l’esplosione di violenza non si è fatta attendere, con l’immediata carica della polizia sui manifestanti. “Stanno usando la violenza per impedirci di manifestare”, dice all’Ansa Ali Yahia Abdenour. La stessa agenzia riferisce che ci sarebbero stati già quattro arresti.

Ma l’episodio più grave è raccontato dal deputato di opposizione Boubaker Derguini che, raggiunto telefonicamente da Euronews, testimonia dell’aggressione subita da Tahar Besbes, suo collega e compagno di partito (Raggruppamento per la cultura e la democrazia, Rcd): “E’ stato selvaggiamente aggredito da alcuni agenti dei servizi di sicurezza – racconta Derguini. – Preso a pugni e calci è svenuto sbattendo la testa sul selciato ed ha perso conoscenza”. La giornata è stata tesa sin dalla mattinata, quando duecento manifestanti hanno raggiunto il centro di Algeri per protestare contro il governo e chiedere una “Algeria libera e democratica”.

Il luogo era lo stesso, quella Piazza Primo Maggio dove lo scorso sabato si era tenuta la prima “giornata della collera”. In un primo momento i manifestanti erano riusciti a forzare il blocco delle forze dell’ordine, le quali poi sono riuscite a disperdere la folla. Ed è stato proprio in questo frangente che Tahar Besbes è stato colpito da un pugno sferratogli da un poliziotto. A riferire della dinamica è stato anche il portavoce dell’Rcd che ha informato l’Ansa anche del ricovero urgente del deputato.

A raccontare invece di un clima diventato ormai da guerriglia urbana è Derguini, sempre ad Euronews: “C‘è stato un salto di qualità nell’uso della violenza, a mano a mano che la mobilitazione prende piede e le azioni di protesta si estendono le istruzioni date ai servizi di sicurezza diventano più perentorie. Hanno ordine di usare la violenza.” Ma nonostante tutto, aggiunge il politico, “abbiamo l’impressione che la protesta stia perdendo forza”.

Cristiano Marti