L’Osservatore Romano: “Abbandono anziani come eutanasia”

Il mondo cattolico insiste sulle questioni del fine vita. A farlo è in particolare oggi ‘L’Osservatore Romano‘, che commenta con toni assai duri il rapporto ”scioccante” del Garante per la sanità del Governo britannico, che riferisce che ”negli ospedali migliaia di anziani sono lasciati sporchi, affamati, senza trattamento antidolorifico adeguato”.

”In tanti Paesi, compresa l’Italia, – si legge sul quotidiano della Santa Sede in un articolo significativamente intitolato ‘Non è un Paese per vecchi‘ e firmato da Carlo Bellieni – sembra che la questione non sia vivere meglio, ma invece trovare soluzioni, escamotages e strategie per morire: come se il nemico non fosse l’abbandono del malato, ma un supposto accanimento a tenerti in vita”.

Di fronte alle ”pagine dei giornali dedicate al testamento biologico, all’eutanasia, alle direttive di fine vita, in una ricerca colma d’ansia di vie per morire”, l’Osservatore Romano riprende una ben nota citazione di Tacito e scrive: ”Hanno creato solitudine e l’hanno chiamata libertà”. ”I giornali – denuncia ancora Bellieni – parlano ossessivamente di morte: una tendenza non equilibrata, che di fronte alla forte richiesta di compagnia e cura, sa solo offrire strade sempre piu’ scaltre per morire”.

”Un’indagine svolta in numerosi Paesi occidentali pochi anni fa – è scritto ancora sul quotidiano vaticano – mostra come la maggioranza dei medici pensi che la vita con disabilità neurologica, ma anche con handicap fisico grave, sia peggiore della morte”. ”Segno – a detta dell’Osservatore Romano – di un vulnus culturale, di un disagio morale profondo, che considera la disabilità non come qualcosa da superare, ma come cosa intollerabile, verso cui si prova avversione, non compassione”.

Quello britannico, scrive Bellieni, ”non è un problema di malasanità ma di disagio culturale di fronte al malato, immagine incancellabile, finché è in vita, della realtà della interdipendenza umana, della certezza che nessuna esistenza è inutile anche se non è più produttiva”.

”Un’idea – continua il quotidiano cattolico – certo non amata da chi invece predica il culto della vita ‘degna’ solo a certe condizioni di indipendenza e salute”. ”Ci stanno trasformando – è l’amara conclusione dell’Osservatore – in una generazione di persone impaurite, che sa solo cercare strade per difendersi, correre ai ripari, fuggire, guardando la morte come ultima disperata consolazione, perché la vita in fondo ha perso significato e attrattiva. E allora diventa logico non investire in cure migliori per chi è inutile, ma semmai nelle strategie di uscita da una vita divenuta ingombrante”.