Menardi (ex Fli): la politica è una donna a cui non so dire di no

La butta sul sentimentale Giuseppe Menardi. Il senatore che con il suo benservito a Gianfranco Fini ha inaugurato l’insidiosa “diaspora” che sta mandando in tilt il quartier generale di Fli, tenta adesso di spiegare le dinamiche che hanno regolato la sua decisione di rientrare nei ranghi della maggioranza.

Ti innamori di una donna, ti piace, ti rende felice – ha spiegato Menardi a La Repubblica – Poi passa il tempo e, conoscendola, capisci che non è più il tuo tipo. Che fai? La lasci e ti fidanzi con un’altra e può piacerti immensamente anche l’altra e poi di nuovo comprendi che forse non è la persona giusta. Cosa decidi, dunque?”.

Interrogativi pressanti, a cui l’ex finiano ha tentato di dare la sua personale risposta: “La rilasci e ti fidanzi con una terza – ha detto – Perciò mai dire mai, perché in via di principio non si può nella vita. Però – ha precisato Menardi – sono strafelice di essere rientrato in maggioranza. Pienamente appagato”.

E interpellato sul motivo che lo ha realmente spinto ad abbandonare il partito del presidente della Camera: “Con Fini – ha spiegato il senatore – dovevamo fare la terza gamba, invece ho sentito odore di alternativa di sinistra“. Una “deviazione” che lo ha subito messo in allarme, convincendolo a cambiare direzione.

E se sul suo futuro “posizionamento” parlamentare preferisce non esprimersi, non disdegna invece di ammettere candidamente il desiderio di prolungare la sua permanenza in Aula. “Ho tre legislature sul groppone – ha detto Menardi – e in via di principio potrebbero bastare, ma ci sentiamo sempre indispensabili e se le dicessi che sarei dispiaciuto di farne un’altra – ha confessato – non sarei sincero”.

Maria Saporito