Palermo: muore ambulante, si era dato fuoco


È morto questa mattina all’ospedale Civico di Palermo Noureddine Adnane, il marocchino che si era dato fuoco la scorsa settimana.

Ambulante con regolare licenza e permesso di soggiorno, l’uomo era ricorso al folle gesto per protesta nei confronti dell’ennesima multa da parte della polizia municipale, intervenuta perché il venditore si tratteneva da troppo tempo nella stessa strada.

Nel corso di questa settimana, parenti e amici non avevano mai lasciato l’ospedale Civico dov’era ricoverato Noureddine. Le ustioni riportate, però, hanno provocato il decesso dell’uomo.

La procura apre un fascicolo, affidato al pm Gianluca De Leo, in quanto l’ipotesi di reato, non ancora nota, potrebbe essere modificata. Poco chiare risultano anche le dinamiche dell’incidente, gli avvocati Giorgio Bisaglia e Daniele Papa, che difendono i familiari di Noureddine, spiegano: “Abbiamo una serie di elementi che ci fanno pensare che l’intervento dei vigili urbani non sia un episodio occasionale e isolato. Condurremo le nostre indagini difensive per accertare tutta la verità”.

L’uomo, nato in un villaggio nei pressi di Casablanca, aveva raggiunto la Sicilia per trovare lavoro. Si prendeva cura dei suoi fratelli, e della sua bambina, Khadija, nata due anni fa e attualmente in Marocco con la madre. Noto a Palermo, molti lo chiamavano Franco, il venditore ambulante si era ambientato molto bene.

In mattinata, il presidente del Senato, Renato Schifani, aveva deciso di fargli visita: “Il sindaco di Palermo compia una rigorosa indagine amministrativa, sia pur nel rispetto della polizia municipale, e lo faccia con buonsenso ed evitando lungaggini burocratiche”.

“Serve una seria riflessione. C’è da chiedersi cosa sia potuto accadere all’uomo che era arrivato dal Marocco per lavorare e aveva una posizione regolare nel nostro Paese. Quanto è accaduto è doloroso per l’intera città. Sono sconvolto da presidente del Senato e da cittadino. Palermo non è mai stata ne mai sarà una città razzista”, ha aggiunto.

Carmine Della Pia