Yemen, scontri senza fine: ucciso studente a Sanaa

Sanaa, 19 febbraio. Nono giorno di proteste nello Yemen e ancora scontri, morti e feriti. Oltre a Sanaa, capitale del Paese, le violenze tra forze di polizia e manifestanti imperversano anche ad Aden e Taiz, la seconda città più popolosa dello Yemen. I dimostranti chiedono le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da oltre 32 anni e incapace di sedare le proteste e opposizioni separatiste tra il nord e il sud dello Stato.

Stamane uno studente è stato ucciso dalla polizia nel campus universitario di Sanaa, mentre altri cinque giovani sono rimasti feriti, uno dei quali in modo grave. In seguito, le autorità e i sostenitori dell’attuale presidente hanno disperso i manifestanti e hanno bloccato le strade di accesso al campus. Secondo l’emittente araba “Al-Jazeera”, gli scontri odierni sono i più violenti da quando la protesta ha avuto inizio, l’11 febbraio scorso.

Scontri anche ad Aden, a circa 300 km dalla capitale, al grido di “governo assassino”. Nella giornata di ieri sono morte quattro persone e 17 sono rimaste ferite, di cui 5 poliziotti. In segno di solidarietà, 50 membri del GPC, il Parlamento yemenita, si sono dimessi per protestare contro i feroci attacchi delle forze di sicurezza che hanno ucciso dieci manifestanti durante la scorsa settimana.

A Taez, a sud di Sanaa, centinaia di manifestanti anti-regime sono stati fronteggiati con il lancio di bombe a mano da parte della polizia, causando un morto e circa 47 feriti. Povertà e continui scioperi stanno minando il tessuto sociale yemenita, ma il governo resta indifferente e si oppone solo attraverso una feroce repressione.

“Le autorità yemenite sembrano intensificare il loro giro di vite sui manifestanti: siamo seriamente preoccupati poiché, qualora continuasse, i morti aumenteranno inevitabilmenteha detto il portavoce di un comitato per i diritti umani.

Emanuele Ballacci