Berlusconi all’attacco della Consulta

La riforma della giustizia, si sa, è l'”ossessione” politica del presidente del Consiglio. Il quale non perde occasione per rimarcare l’urgenza di mettere a punto un provvedimento capace di garantire una “giustizia più giusta”.

Lo ha fatto anche ieri, intervenendo telefonicamente a un incontro del Pdl coordinato a Cosenza da Fabrizio Cicchitto: “Noi ripresenteremo tutte le riforme”: ha esordito il premier, snocciolando i punti sui quali intende tempestivamente intervenire, dalla divisione degli ordini alla separazione delle carriere dei giudici, dai due Csm al metodo di elezione dei membri dello stesso Consiglio della magistratura.

E tra le priorità indicate dal presidente del Consiglio c’è anche l’intervento immaginato sull’attività della Corte costituzionale: “Saranno necessari i due terzi dei suoi componenti – ha annunciato Berlusconi – per abrogare le leggi. In questo modo si eviterà quanto accade oggi, ovvero che se una legge approvata dal Parlamento non piace ai magistrati di sinistra – ha spiegato il premier – questi la impugnano davanti alla Consulta che, essendo composta in prevalenza da giudici di sinistra, la abroga”.

Senza trascurare il capitolo sulle intercettazioni: “Bisogna arrivare a una diversa regolamentazione delle intercettazioni – ha scandito il presidente del Consiglio – perché è necessario difendere la privacy dalle attuali invasioni nella sfera privata dei cittadini”.

Per quanto il Cavaliere sia perfettamente consapevole del fatto che i tempi per l’approvazione dell’agognato provvedimento non saranno affatto brevi: “Le sue parti – ha ricordato – dovranno essere approvate due volte da entrambe le Camere e “semmai dovesse essere indetto un referendum – ha aggiunto – sono convinto che troveremo l‘appoggio degli italiani che hanno le idee chiare sulla giustizia che dovremmo avere e che non abbiamo”.

In diretta telefonica con Cosenza, poi, Berlusconi non ha rinunciato a salmodiare i leit motiv del suo repertorio. A partire dall’immancabile attacco a Gianfranco Fini: “Ha stretto un patto con la magistratura mai smentito – ha affondato il presidente del Consiglio riferendosi al numero uno di Montecitorio – per impedire le riforme non gradite all’Anm. Ma ora ci siamo liberati di lui e dei suoi, la maggioranza è coesa e si possono fare le riforme liberali”.

E sull’opposizione: “Non dobbiamo avere paura di questa armata Brancaleone – ha affondato Silvio Berlusconi – quella specie di Santa alleanza che la sinistra sta cercando di mettere in piedi. Si tratta di un qualcosa senza senso e senza futuro“.

Maria Saporito