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Berlusconi: La magistratura non rispetta i principi costituzionali

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Per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è in pericolo l’indipendenza e la neutralità della magistratura.

Una concetto che, se fosse stato pronunciato proprio con queste parole, potrebbe suonare come una presa di distanza rispetto al passato e l’espressione della volontà di accettare il normale fluire della vita politica all’interno di una democrazia.

Ma non sono stati questi i termini utilizzati dal premier nel corso di un messaggio inviato ai cosiddetti promotori della libertà, ma soprattutto il pensiero che emerge dal discorso di Berlusconi è lo stesso che il leader del Pdl porta avanti da anni: il potere giudiziario, in Italia, ha il principale obiettivo di metterlo fuori causa, condizionando così la vita del Paese stesso.

Berlusconi, che nelle prossime settimane dovrà affrontare, tranne clamorosi sviluppi sul piano legislativo, un processo nato dal sexy scandalo denominato Rubygate in cui dovrà rispondere delle accuse di prostituzione minorile e concussione, come da par suo non le manda a dire e così ha dichiarato: «La giustizia è divenuta sempre più un contropotere politico che esonda dai principi costituzionali e che è sempre meno un servizio pubblico efficiente e giusto».

Il riferimento va dunque alle famose toghe rosse che fungerebbero da braccio armato legalizzato per una sinistra che lavora all’ombra dei poteri forti e che, evidentemente, preferisce agire rimanendo dietro le quinte piuttosto che scendendo in campo e condurre la politica nazionale dagli scranni del governo.

Per mettere definitivamente un argine all’intromissione dei magistrati nella vita politica del Paese, per Berlusconi, c’è la necessità di modificare le leggi ed è per questo che negli ultimi giorni sono aumentate le pressioni sul titolare del dicastero della Giustizia, Angiolino Alfano, affinché si acceleri sulla riforma che potrebbe facilitare l’immediato futuro del premier.

Tra i punti fondamentali che dovranno essere revisionati, per il presidente del Consiglio, ci sono l’introduzione di «procedure più snelle per invocare la responsabilità civile dei magistrati» e una nuova normativa che regoli le intercettazioni «che ponga fine agli abusi e alle violazioni della nostra privacy».

S. O.

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