Barbareschi rilancia: Darò un aiuto creativo a Berlusconi

Luca Barbareschi è ritornato all’ovile.

La notizia è ufficiale sin da ieri, ma era nell’aria già da un bel po’. Il camaleontico attore e conduttore prestato alla politica, ha lasciato Futuro e Libertà, il partito guidato dal presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, per passare al gruppo Misto: ovvero si è riscoperto un sostenitore del governo Berlusconi.

Il caso Barbareschi, se possibile, è quello che più fa discutere all’interno dell’eterna compravendita di parlamentari che ha caratterizzato gli ultimi mesi del governo guidato da Silvio Berlusconi. Una maggioranza che scricchiola, ma che trova forza nel pentimento di ex fuggitivi dal Popolo della Libertà.

Colui che a dicembre diceva peste e corna sulla politica condotta dal premier, già a inizio di questo mese fece un passo indietro, eseguendo un numero da affermato trasformista: nel corso di un’intervista, rilasciata alla trasmissione televisiva Annozero, Barbareschi non negò di essere stato contattato da Berlusconi ma anzi candidamente confessò che quest’ultimo gli fece una proposta esplicita: «Cosa ti interesserebbe fare?», alludendo a una contropartita politica in cambio di un suo ritorno tra le fila della maggioranza.

Barbareschi, a cui non si può affermare che manchi la faccia tosta, continuò il suo racconto assicurando di non essere interessato a vendere il proprio scranno nel Parlamento, ma chiarì anche che era giunto il momento di «riconoscere quello che di buono Berlusconi ha fatto».

A meno di un mese da quell’intervista, Barbareschi ha mantenuto – ebbene sì – la propria parola: via da Fli e ritorno all’interno della maggioranza per «dare una mano al governo, portare a termine la legislatura, offrire il mio contributo creativo».

Qualora ci fosse bisogno di un illusionista o un prestigiatore, Berlusconi sappia che Barbareschi c’è.

D’altronde, nel 2002, si mise dietro alla macchina da presa per girare un film dal titolo premonitore: Il trasformista.

I critici cinematografici non rimasero estasiati da quel lungometraggio, adesso saranno gli appassionati di politica a dovere dare il proprio giudizio.

Ma la sensazione diffusa è che in tanti sperano che questa volta, Barbareschi, realizzi un’opera più breve.

Almeno questo, ce lo conceda.

Simone Olivelli