Libia, Al Jazeera: “Mercenari arruolati da Gheddafi per sparare sui manifestanti”

Il leader libico Muammar Gheddafi avrebbe arruolato soldati mercenari provenienti dall’Africa sub-sahariana per aprire il fuoco sui manifestanti antigovernativi che in queste ore stanno prendendo d’assalto le piazze di Sirte e Bengasi. Lo rivela l’emittente araba Al-Jazeera sul suo sito web, citando alcuni testimoni che hanno rivelato di aver catturato alcuni dei mercenari constringendoli a confessare.

Ma intanto cresce il bilancio delle vittime degli scontri e la rivolta antigovernativa raggiunge Tripoli, mentre molte città dell’est sembrano cadute nelle mani dell’opposizione.

A fuoco, in mattinata, nella capitale la sede del Congresso generale del Popolo (il parlamento libico) e una stazione di polizia nella zona di Souk Al Jamma.

Il regime non sembra, però, disposto a fare un passo indietro e il discorso trasmesso alla tv di Saif al-Islam Gheddafi, uno dei figli del leader Muammar, al potere da 42 anni, non lascia sperare nulla di buono: l’esercito imporrà la sicurezza a qualunque costo, anche a rischio di scatenare una guerra civile che, a detta di non pochi osservatori, ha già avuto inizio.

Secondo quanto riferito da al Jazeera, le forze di sicurezza starebbero saccheggiando banche e altre istituzioni governative, mentre i dimostranti avrebbero fatto irruzione in numerosi commissariati devastandoli.

Bengasi, la città da cui è partita la rivolta, sarebbe nelle mani dei contestatori, secondo quanto riferito da alcuni abitanti.

Ma la protesta libica si fa sentire anche nella vicina Europa e non solo. Pesanti le ricadute sulla borsa, con l’impennata dei prezzi di oro, argento e petrolio. Ancor più rilevanti le ripercussioni per la diplomazia mondiale. E a finire sotto i riflettori è soprattutto l’imbarazzante atteggiamento del nostro Paese, il cui esecutivo (nella persona del premier Berlusconi, grande amico di Muammar) non ha ancora preso le distanze dalla sanguinosa repressione messa in atto da Gheddafi.

Raffaele Emiliano