Quintorigo: con English Garden ci scoprirete rock, anche grazie a Juliette Lewis

L’uscita del nuovo disco dei Quintorigo, English Garden, merita l’attenzione che questi straordinari musicisti si sono guadagnati attraverso anni di onorata carriera. Newnotizie ha intervistato, per l’occasione, Valentino Bianchi (storico sassofonista del gruppo) che ci ha raccontato l’evoluzione quasi naturale che ha ispirato questo disco di respiro internazionale. E’ inoltre possibile visionare le foto band on-stage cliccando sulla gallery in basso. Meravigliosa esecuzione, come sempre.

Partiamo innanzitutto dall’album appena uscito “English garden”: perché questo titolo?

Innanzitutto perché è il titolo della title track ovvero della canzone che dà il titolo all’album; ci è piaciuto perché richiama alla mente diverse suggestioni. Definisce la lingua in cui sono scritti i testi e per noi è una svolta in quanto abbiamo sempre scritto canzoni in italiano. Il motivo per cui abbiamo scelto di scrivere un album interamente in lingua inglese è duplice. Per prima cosa l’inglese è la lingua del rock e “English garden” è l’album più rockettaro della nostra carriera. Inoltre ci piacerebbe, dopo quindici anni, varcare i confini nazionali con la nostra musica.

L’attrice e recentemente anche cantante statunitense Juliette Lewis canta nel disco, come mai la scelta è ricaduta si di lei che ha moltissimo carisma ma si differenzia dallo stile molto preciso e virtuoso che vi ha contraddistinto?

In realtà non dovevamo includere alcun ospite in questo album; poi, verso la fine della realizzazione, abbiamo pensato di inserire un guest che però dovesse essere assolutamente un outsider, non italiano, non un musicista con tutti i crismi anche per sfatare questo cliché che ci è stato affibbiato di musicisti per forza virtuosi, magari un po’ freddi.

A cosa è dovuta la scelta di cambiare spesso cantante?

Dopo la prima separazione (con John De Leo n.d.r) peraltro molto dolorosa, abbiamo deciso di portare avanti il nostro progetto presentando, a seconda della situazione, un cantante o un altro.

Peraltro hanno parlato di noi come di una factory, un’etichetta che ben si adatta alla nostra filosofia di lavoro; a noi un cantante non basta, anche per poter portare avanti tutti i progetti paralleli. Siamo ovviamente molto contenti di Luca, che è proprio la persona e la voce che cercavamo per questo disco. I Quintorigo non sono solo English garden, sono anche un gruppo di nicchia che ha vinto Top Jazz nel 2008 e ha uno spettacolo su Charles Mingus a teatro.

Un amico musicista al quale ho detto che mi apprestavo ad intervistarvi mi ha pregato di chiedervi se farete mai una canzone semplice strutturata su un giro di Do?

Questa domanda si ricollega al cliché citato poco fa dei musicisti colti. In realtà ascoltando English garden è possibile cogliere strutture molto semplici; vi sono per esempio due blues, ovvero la struttura armonica più vecchia del mondo. Ci sono brani che hanno strofa, ritornello, un’idea di base piuttosto lineare, con arrangiamenti e sonorità comunque originali.

Con questo album abbiamo puntato più all’anima dell’ascoltatore medio tralasciando virtuosismi non più consoni alla nostra età, non abbiamo più nulla da dimostrare, tantomeno in un disco di rock.

Intervista a cura di Valeria Panzeri

Fotografie di Matteo Scaccabarozzi e Pier Luigi Balzarini

Si ringrazia Valentino Bianchi per la cortese disponibilità