Saleh annuncia: non mi dimetto. E in Yemen il popolo insorge

Le dimostrazioni contro il regime sono inaccettabili atti provocatori. Lascerò il potere solo se sconfitto alle elezioni.” Mentre nel Paese la rivolta infiamma ed oggi, nel porto di Aden, c’è stata la dodicesima vittima da Giovedì scorso, il presidente Ali Abdullah Saleh cerca di smontare ogni entusiasmo popolare ribadendo di non avere alcuna intenzione di lasciare il potere, dopo un governo che dura da 32 anni.

L’annuncio è arrivato in conferenza stampa, mentre per le strade della capitale Sana’a migliaia di persone si sono riunite per chiedere la caduta del regime. Una giornata nella quale si sono riuniti universitari yemeniti militanti e deputati dell’opposizione che hanno portato in corteo striscioni come “Il popolo vuole la caduta del regime, il popolo vuole il cambiamento”. Tutti nella piazza centrale di Sana’a, già ribattezzata Piazza Tahrir, in onore della rivolta egiziana.

Un segno di quanto la rivolta possa ancora crescere. E di quanto in Yemen possa diventare pericolosa: anche se a differenza dell’Egitto, a Sana’a la ribellione è nata sotto la coordinazione dal partito di opposizione, “l’escalation delle violenze nel Paese – come scrive Lorena de Vita su Limes – potrebbe avere conseguenze devastanti, soprattutto perché lo Yemen è diventato negli anni uno dei paesi-chiave nel traffico illecito di armi.” Se si pensa che le statistiche parlano di una media di tre armi per abitante si possono immaginare quali sarebbero i rischi di una situazione fuori controllo.

Anche per questo lo stesso Saleh, dopo 10 giorni di protesta in tutto il Paese, si era detto disposto al dialogo con l’opposizione, promettendo anche di non ricandidarsi alle prossime elezioni. Annunci che, dopo la conferenza di oggi, si sono rivelati soltanto fumo negli occhi: “Mi è stato chiesto di partire, ma non lo farò se non con le urne”. Queste le parole del dittatore yemenita che ricordano quanto già avvenuto nel 2005, quando Saleh fece la stessa promessa di non ricandidarsi. Annuncio che poi fu disatteso e portarono l’attuale Presidente a vincere le elezioni del 2006 con l’82% dei voti. Ma a Sana’a si ha la sensazione che in questa volta e cosa andranno in maniera diversa.

Cristiano Marti