Tremonti: al G-20 il debito privato nel conto delle crisi

“Parigi val bene una messa”. Per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il compromesso raggiunto sabato al termine delle trattative in sede G-20 è vantaggioso per l’Italia.

Per tenere sotto controllo gli squilibri globali, accanto ai parametri del debito e del deficit pubblico, sono stati introdotti anche il tasso di risparmio privato e il debito dei privati, in linea con il negoziato che l’Italia porta avanti da tempo in sede europea per la riforma del patto di stabilità.

“È stato un G-20 di ordinario lavoro – il commento di Tremonti – nelle fasi drammatiche i G-20 sono drammatici, nelle fasi tranquille sono tranquilli. Tuttavia è passata la tesi giusta, che è anche quella italiana”. “Se vuoi evitare le crisi devi valutare la stabilità del sistema che è fatto da debiti e finanze pubbliche, ma anche quelle private. Negli ultimi mesi la tendenza è stata a considerare soltanto la finanza pubblica come se tutte le colpe fossero dei governi e tutte le virtù fossero delle banche” , ha aggiunto il ministro.

La proposta sostenuta dall’Italia in Europa, per il titolare del dicastero dell’Economia, “sta avanzando anche nel G-20. Non è più soltanto una tesi italiana, ma è una tesi del G-20. Non è più solo italiana ma anche di tutti gli altri paesi. E se va bene per il G-20, va bene anche per l’Ecofin”. “Già in Europa abbiamo chiesto di considerare il risparmio privato, il debito privato e la bilancia dei pagamenti, tra gli altri fattori rilevanti. Adesso stiamo avvicinandoci alla decisione finale e la codifica del G-20 ci rende ottimisti”.

Tremonti sposta l’attenzione, poi, sulle preoccupazioni legate ad un’eccessiva volatilità dei prezzi delle commodities alimentari e per gli eventuali abusi di mercato connessi alla speculazione, espresse anche nel comunicato G-20. “Nel 2008 a Osaka abbiamo posto la questione della speculazione, non solo a proposito delle commodities ma anche del petrolio: a quell’epoca il Fondo monetario sosteneva che la speculazione non è un problema. Io invece sono convinto del fatto che la speculazione sia stato il trigger, il motore d’innesco delle rivolte nei paesi del Nord Africa. La mia impressione è che, rispetto ad altre riunioni, l’attenzione sia stata alzata e che si cominci a capire che la speculazione può destabilizzare. C’è il rischio di una cascata di effetti di instabilità”.

“È una cosa per cui – ha commentato Tremonti – pochissimi guadagnano moltissimo e moltissimi perdono tantissimo. Ha destabilizzato e sta destabilizzando tutto il Nord Africa, le rivolte del pane sono innescate dalla speculazione, i prezzi del cibo che sono saliti, e finalmente qualcosa stanno cominciando a comprendere. Noi sono tanti anni che continuiamo a dirlo e ci hanno detto che il mercato fa prezzi giusti. Non sono prezzi giusti, la giustizia impone anche di limitare la speculazione”.

E a proposito delle proteste nel mondo arabo, il ministro ha chiuso sostenendo  che “La democrazia non è come McDonald’s: non si esporta. La democrazia è una cosa complessa, sofisticata, che si sviluppa negli anni. La democrazia in Europa è un’eccezione, la sua diffusione è stata complessa e, in fondo, recente”. “Non è esatto parlare di Libia, Algeria ed Egitto, è bene capire cosa può partire da lì e cosa può arrivare qui”. “Lampedusa  è a 70 chilometri dalla costa tunisina, e Lampedusa è in Italia e in Europa”. Il rischio, di fronte ad un nuovo flusso migratorio, “è che si arrivi a un’esplosione dell’estrema destra, già presente in molti governi del Nord Europa”.

Marco Notari