Trichet: stupido alzare i salari

All’indomani del vertice del G20 tenutosi a Parigi, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha confermato l’intransigenza dell’istituto centrale sull’inflazione, rimarcando che i “rischi per l’economia globale” possono provenire “anche dai movimenti nei Paesi arabi”.

Intervistato dalla radio transalpina Europe 1, Trichet ha messo in guardia l’Eurozona sul pericolo per l’economia globale che una crescita di salari e stipendi e i movimenti popolari del mondo arabo possono avere, sebbene agli occhi del non esperto, ha ribadito il presidente della banca centrale europea, queste richieste popolari possano sembrare elementi assolutamente positivi.

L’aumento dei salari sarebbe “l’ultimo errore, la cosa più stupida da fare” in Europa per la lotta contro la disoccupazione, ha rimarcato il numero uno della Bce. “Noi non possiamo nulla contro l’aumento immediato del petrolio e delle materie prime, ma dobbiamo evitare l’effetto di secondo giro, ovvero l’aumento degli altri costi compresi i salari”, ha aggiunto Trichet, ribadendo così che l’inflazione per l’istituto centrale di Francoforte rimane la principale minaccia all’uscita dalla crisi. Trichet l’ha anche definita “un’imposta sui più poveri”, la cui lotta resta “la costante priorità” della Bce.

“Come Bce non ho un giudizio sui movimenti popolari nei Paesi arabi, ma è sicuro che questi potrebbero sul piano mondiale avere un effetto geopolitico ma anche economico”. Le proteste, ha aggiunto Trichet, “si inseriscono anche in un momento in cui sussistono minacce per l’economia da parte dei prezzi del petrolio e delle materie prime”.

Per quanto riguarda la riduzione dei deficit pubblici, il presidente della Bce ha precisato che essa non è “un’ossessione, è una necessita”. “Se non sono mantenuti i rating del credito dei governi, i cittadini perderanno la fiducia”. “Questo è essenziale per creare posti di lavoro, e per i risparmiatori, sia a livello nazionale sia internazionale”.

Trichet ha poi commentato la situazione in Portogallo, insistendo che il Paese lusitano deve “rispettare tutti i propri impegni” sul fronte della riduzione del deficit e del debito pubblico. Un’esigenza che, per il numero uno dell’istituto centrale europeo, vale “per tutti i paesi della zona euro senza alcuna eccezione”.

Marco Notari