Berlusconi chiama Gheddafi: Non abbiamo fornito razzi ai ribelli

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha telefonato questo pomeriggio al leader libico Muammar Gheddafi, al centro delle critiche provenienti dalla quasi totalità della comunità internazionale per la repressione violenta delle proteste che in questi giorni hanno animato le città di Bengasi e Tripoli.

La conferma è arrivata tramite una nota divulgata da Palazzo Chigi.

Ma qual è il motivo che sta all’origine della telefonata?

A quanto pare, Berlusconi ha voluto rassicurare l’amico libico del fatto che l’Italia non ha contribuito a fomentare le rivolte nel paese nordafricano. Le voci di presunte forniture di razzi e armi ai ribelli da parte del nostro paese sono state diffuse dallo stesso colonnello che, oggi, nel discorso tenuto sulla tv di stato aveva anche alluso a una probabile partecipazione dell’Italia nell’aizzare i rivoltosi.

Stando a quanto comunicato dall’agenzia Ansa, il colloquio telefonico sarebbe durato una ventina di minuti, in cui  Berlusconi «avrebbe parlato con il leader libico della situazione in Libia, ribadendo la necessita’ di una soluzione pacifica all’insegna della moderazione per scongiurare il rischio di degenerazione in una guerra civile».

A commentare la notizia è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha detto: «Se fossero confermate le parole di Gheddafi si tratterebbe di una purissima falsità che lascia sgomenti e sbigottiti. Razzi non ne abbiamo mai dati, razzi italiani non ci sono».

Nel video messaggio andato in onda questo pomeriggio, Gheddafi ha definito «ratti drogati» i ribelli e ha assicurato che si continuerà a usare forza per difendere la rivoluzione.

Il colonnello ha anche escluso la possibilità di dimissioni, giustificando la propria risolutezza con queste parole: «Muammar Gheddafi non ha nessun incarico dal quale dimettersi. Non sono un presidente, sono la guida della rivoluzione e tale resterò anche a costo del sacrificio della vita».

E a chi ancora avesse dei dubbi: «Non me ne andrò, rimarrò fino alla morte».

S. O.