Caccia e navi militari a Tripoli, Italia in guerra?

Sono emerse nel pomeriggio di ieri, grazie a Twitter, le prime voci su mezzi militari italiani che, via aria e via mare, avrebbero raggiunto i confini libici al fine di sostenere la repressione dei fedelissimi del Rais Gheddafi.
“Technico Blog”, subito ripreso da decine di migliaia di utenti che hanno condiviso la notizia su Facebook, ha infatti reso noti i messaggi rilasciati su Twitter da due profili libici, “iyad_elbaghdadi” e “bintlibya”, da cui si evince che navi da guerra italiane avrebbero già attraccato nei porti del Paese africano.

In serata, a rafforzare la tesi di un possibile intervento italiano sul fronte libico, è arrivata un’ultimissima di www.libyafeb17.com, il portale che riporta in diretta 24/24 notizie e testimonianze della rivolta contro Gheddafi; secondo l’edizione araba di Al Jazeera – come riportato dal sito – nei cieli di Tripoli sarebbero stati avvistati caccia da combattimento F16 intenti ad attaccare la folle dei rivoltosi.
Il sospetto che gli F16 possano provenire dall’Italia è dettato dal fatto che l’aeronautica libica, a differenza di quella italiana, non dispone di quel modello di cacciabombardieri.

Il portavoce della Farnesina Maurizio Massari, interpellato dai cronisti in merito alle notizie che fin da ieri hanno cominciato a circolare sui social networks, si è affrettato ad escludere qualsiasi coinvolgimento dell’esercito italiano nelle operazioni della repressione libica.
E’ stato confermato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, invece, che, dopo le batterie di caccia delle basi di Gioia Tauro e Trapani, anche la nave Elettra della marina militare è stata messa in stato di allerta per far fronte a qualsiasi evoluzione della realtà nord africana.

Questa notte, nonostante la smentita del ministero degli Esteri, la possibilità di un coinvolgimento italiano nel disperato tentativo di Gheddafi di vincere quella che si è ormai trasformata in una vera e propria guerra civile, è tornata a prendere corpo grazie ad una nota dell’attivista Vittorio Arrigoni, ora a Gaza City, che ha reso note alcune testimonianze raccolte grazie ad una rete di contatti che lega attivisti libici e palestinesi.
“In Libia è in corso un genocidio. – spiega Arrigoni – Perpetrato anche con il supporto del governo italiano (mezzi militari made in Italy e mercenari italiani inviati, secondo accreditati analisti arabi, dietro permesso di Berlusconi, per massacrare i manifestanti)”.

Attivisti libici, infatti, avrebbero avvistato in queste ore, nel cielo di Tripoli, anche degli elicotteri Agusta, fabbricati in Italia, intenti a colpire i civili scesi in piazza e per le strade.
Stando alle note ufficiali dei ministeri degli Esteri e della Difesa è comunque tutt’ora escluso qualsiasi coinvolgimento delle forze militari italiane sullo scenario libico.

Il movimento “17 febbraio” che ha ispirato la rivolta di questi giorni, intanto, ha diffuso questa mattina, intorno alle 10, una nota di condanna contro l’Italia, annunciando che “dopo il silenzio che avete osservato sui massacro perpetrato da Gheddafi, abbiamo deciso di tagliare il gas libico che parte dal campo di Al Wafa e che passa per la nostra regione verso l’Italia e il nord dell’Europa attraverso il Mediterraneo”.

Nonostante le smentite di diversi membri del Governo, la notizia che il flusso di gas importato in Italia dalla Libia attraverso il gasdotto Greenstream avrebbe subito un notevole rallentamento è stata confermata dall’Unione Europea, che ha però sottolineato che “non ci sono problemi di forniture di gas per l’Italia”.

Mattia Nesti