Libia: i 1000 morti di Tripoli e la questione energetica

Libia, 22 febbraio. La repressione avrebbe provocato una cifra di morti vicino al migliaio. La notizia arriva da Roma ed  è stata data da Foad Aodi, il presidente della comunità del mondo arabo in Italia. Le voci si accavallano da giorni; Bengasi sarebbe in mano al popolo, che avrebbe istituito dei comitati di governo, ma a Tripoli carri armati e caccia bombardieri avrebbero duramente represso la rivolta.

Gheddafi ieri notte ha annunciato di essere ancora nella capitale, oggi forse un nuovo discorso, nel quale annuncerà probabilmente “importanti riforme”. Ieri sera si erano anche rincorse le voci di movimenti militari italiani nei pressi della Libia, voci provenienti da Twitter e completamente smentite dagli organi istituzionali anche se le basi italiane hanno innalzato il livello d’allarme ed è stata approntata la “Elettra” una nave equipaggiata per la guerra elettronica. La difficoltà nel gestire la crisi libica da parte dell’Italia deriva in buona parte anche dai forti accordi commerciali tra i due paesi e stando a quanto sostenuto dal presidente del Copasir, Massimo d’Alema, anche alle proprietà che la Libia può vantare in Italia.

“La Libia e’ socia, e’ dentro il controllo delle principali aziende italiane – ha spiegato d’Alema– lo dico perche’ alcuni giornali si sbizzarriscono nel parlare delle complicita’. Alcuni di noi hanno fatto politica e hanno avuto rapporti con quei regimi”.

Un altro problema potrebbe derivare dalla fornitura di gas.  Dato il “silenzio” dell’Italia sui comporatamenti di Gheddafi, hanno spiegato i dimostranti dalla Libia attraverso un sito web, la folla avrebbe intenzione di sospendere l’invio di gas all’Italia. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini ha però smentito una tale situazione:

“Allo stato (attuale nda) non ci risultano sospensioni di forniture di gas”. Inoltre, il colosso Eni starebbe svuotando il gasdotto Greenstream che porta la materia prima da Mellitah a Gela, in Sicilia. Il Bel Paese avrebbe però scorte a sufficienza per mandare avanti le centrali elettriche ( a turbogas) con il gas in stoccaggio, per un tempo imprecisato. Dovesse peròproseguire la crisi libica, le conseguenze potrebberoessere più gravi ed a rischiare, a quanto pare, sarebbe anche il mercato delle  energie rinnovabili.

A.S.