Libia, Gheddafi compare in tv: Non scappo, sono a Tripoli

Muammar Gheddafi non molla e, a dispetto del ciclone di polemiche che si è creato attorno alla sua figura e alla repressione attuata dal suo governo in questi giorni contro i manifestanti libici scesi in piazza, rilancia apparendo con un brevissimo video messaggio di ventidue secondi.

«Voglio far vedere che sono a Tripoli e non in Venezuela. Non credete ai canali che appartengono a cani bastardi».

Ha iniziato così la sua dichiarazione il colonnello che nel 1969 prese il potere in Libia grazie a un colpo di stato che spodestò il re Idris.

Gheddafi ha poi proseguito: «Volevo dire qualcosa ai giovani nella Piazza Verde (a Tripoli, ndr) e stare fino a tardi con loro ma è iniziato a piovere. Grazie a dio, è una buona cosa».

Le rivolte dei manifestanti si sono estese, nelle ultime ore, anche alla città di Tripoli dopo essere iniziate in quella di Bengasi. Le proteste mirano a incidere nel corso della politica nazionale, favorendo un cambiamento drastico e mirando a ottenere la cessione del potere da parte della famiglia Gheddafi.

Quest’ultimo, però, ancora più dei suoi colleghi (Ben Alì in Tunisia, Hosni Mubarak in Egitto, ndr), che sono stati deposti a seguito delle proteste a cui hanno partecipato milioni di persone, ha risposto con la forza come già in passato aveva dimostrato di poter fare.

L’emittente araba Al Jazeera parla di mercenari e cecchini assoldati, con un ingaggio pro capite di 30mila euro e provenienti da Ciad e Mauritiana, con l’obiettivo di sparare sulla folla. I morti, secondo alcune indiscrezioni, visto che le cifre ufficiali sono tenute evidentemente al ribasso, sarebbero diverse centinaia.

Ad alzare la voce contro ciò che sta succedendo nel paese nordafricano è stato anche il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon che ha dichiarato: «Stanno sparando sulla folla da aerei ed elicotteri. Tutto ciò deve cessare immediatamente».

S. O.