Berlusconi: “Il governo ha poco potere”

Nuovo sfogo di Berlusconi questa mattina, anche se stavolta la giustizia, i giornali, la sinistra, la Consulta non c’entrano.
Questa volta nel mirino del premier ci sono Camera e Senato, due espressione della democrazia nel nostro paese.
“Quando leggo di alcuni ottimi editorialisti che ci rimproverano di non aver fatto le riforme mi viene una gran voglia di raccontare il perché. Il nostro governo come tutti i governi precedenti è dentro quell’assetto istituzionale che i nostri padri costituenti giustamente pensosi sul non rendere possibile un regime dittatoriale, spartirono il potere fra il Presidente della Repubblica, il Parlamento e la Corte costituzionale. Al governo rimane soltanto il nome e la figura, l’immagine del potere. Senza riforme costituzionali, non si legifera, ha riassunto.

Ovviamente l’assetto istituzionale è lo stesso in cui si sono trovati tutti i governi, anche se il picco negativo di tutte le legislature, in termini di riforme, si è avuto negl’ultimi due anni.
Tutto diverso, quando l’attuale premier era imprenditore: “Ero guardato con attenzione e rispetto da molti protagonisti della politica. In quel tempo da imprenditore avevo potere, anche quello di licenziare, anche se non l’ho mai fatto”.

“Senza riforme costituzionali non si legifera”, ha detto.
Poi spiegato di aver “tenuto l’Italia al riparo dalla crisi economica” e  ha “auspicato un nuovo codice di norme fiscali”. “Ora possiamo dire che ci sono delle solide basi per la ripresa delle imprese e la crescita economica. Il nostro governo è stato il primo ad intervenire”.

Il federalismo fiscale è una riforma chiave per la modernità dello Stato. Con queste riforme abbiamo corretto quelle precedenti, come il titolo V approvata con quattro voti di scarto alla Camera a fine legislatura. Si trattava di riforme zoppe”. E ha poi commentato il milleproroghe annunciando che “sta diventando un ippopotamo” e quindi “molto probabilmente c’è da fare un altro voto al Senato”.

Poi, rivolgendosi a Emma Marcegaglia, ha detto: “Ecco la nostra presidentessa, la mia presidente di Confindustria. Quella che noi a Milano chiamiamo bella tosa”.

Matteo Oliviero