Caso Ruby, Famiglia Cristiana: “Con Berlusconi la democrazia si scioglie”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:43

E il settimanale dei paolini, come ogni mercoledì con cadenza quasi regolare, torna a criticare il presidente del Consiglio. Facendolo, stavolta, attraverso la penna di un magistrato, che in un’editoriale pronostica addirittura la fine della nostra democrazia.

E’ Adriano Sansa, il giudice già sindaco di Genova, a spiegare dalle colonne di Famiglia Cristiana che “Stiamo per ottenere un singolarissimo risultato, un primato nella storia: una democrazia che si scioglie, si auto-affonda; una cittadinanza che rinuncia a istituzioni conquistate con fatica e drammatici passaggi perde l’orgoglio di sé e si consegna a un capo. Che la tratterà come ora tratta le donne”. In che modo? Nell’articolo di Sansa, l’esempio arriverebbe dall’atteggiamento che Berlusconi e la sua maggioranza stanno tenendo nei confronti del processo per il caso Ruby, dove il premier è imputato e atteso in aula per il 6 aprile prossimo.

“Un uomo contro tutti – spiega l’ex magistrato -, il potere economico, mediatico, politico di uno contro lo Stato. Il Governo che sottomette il Parlamento e attacca la Magistratura e la Corte costituzionale. In aggiunta, un esempio riprovevole di condotta privata di un uomo pubblico posto ai vertici dello Stato. La complicità di molti cittadini lo lascia fare. Questo significa il rifiuto del processo da parte di Berlusconi. Il tentativo di far passare l’intervento abusivo a favore di una ragazza minorenne a lui gradita per atto di Governo ha sfidato il senso comune, ma non senza un motivo”.

Dal punto di vista tecnico-giuridico, Sansa sottoline come “il trasferimento del processo al Tribunale dei ministri implica l’autorizzazione a procedere, che sarebbe negata dalla maggioranza compiacente: quindi, mira all’impunità. Schiere di deputati e avvocati fedelissimi percorrono le televisioni sostenendo l’impossibile, sostituendosi con disinvolta arroganza ai giudici. I quali vengono minacciati con annunci di leggi vessatorie”.

Guai a confondere, avverte, fra la richiesta di uan giustizia certa e celere e il suo annichilimento: “la cittadinanza in buona parte tace, davanti all’uso delle istituzioni a fini personali, mentre la casa brucia per problemi urgentissimi di lavoro, ambiente, giovani, famiglie, sempre irrisolti. Lo stesso problema della giustizia troppo lenta è in disparte, la sola riforma che preme alla maggioranza – conclude – è quella che scioglie dall’obbedienza alla legge il premier- sultano”.

v.m.