Fini su Unità d’Italia: recuperiamo spirito coesione

Provato dalle continue defezioni registrate all’interno del suo partito, Gianfranco Fini ha ieri tentato di rifugiarsi nella terzietà del ruolo istituzionale che ricopre per sfuggire a malumori e molesti pensieri. Intervenuto a San Giovanni in Persiceto (in provincia di Bologna), il presidente della Camera ha ieri incontrato gli studenti di due istituti superiori per parlare insieme a loro dell’importanza della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

“E’ vero che il nostro Paese ha mille problemi – ha riconosciuto Fini – ma funziona così anche oltre confine: una democrazia è sana quando c’è un fisiologico confronto. E nel confronto dobbiamo saper valorizzare ciò che unisce. Se vogliamo un’autentica unità nazionale – ha continuato il numero uno di Montecitorio – dobbiamo, nell’ambito delle rispettive diversità, trovare ciò che unisce, non mettere in evidenza sempre ciò che divide, che è un atteggiamento tipico delle ideologie”.

“Nella Costituzione – ha continuato il leader di Fli – abbiamo la riprova del lavoro svolto dai padri costituenti che sono stati capaci di dare valore, di trovare ciò che può unire un popolo che era appena uscito dalla guerra. E’ vero che l’Italia ha mille divisioni, ma non fermiamoci a quelle, individuiamo piuttosto i valori da tutti condivisi“.

E sulle polemiche sollevatesi intorno all’opportunità di decretare il 17 marzo festa nazionale: “E’ la scelta giusta – ha scandito Gianfranco Fini – per riflettere solennemente su cosa significa essere italiani oggi e consentire ai giovani di riconoscersi in una storia per costruire il loro futuro”. Non solo, la terza carica dello Stato ha anche auspicato che il messaggio che Giorgio Napolitano leggerà a Camere unificate il 17 marzo prossimo venga recepito “con spirito di coesione“.

Lo stesso – ha aggiunto Fini – che dovrà essere manifestato anche per altre ricorrenze nazionali come “il 25 aprile, il primo maggio, il 2 giugno e il 4 novembre” che rappresentano “un patrimonio morale e culturale che non va mai messo in discussione pena il venir meno dei vincoli solidali e dell’ideale di Patria come progresso di emancipazione civile”. Una “stoccatina” al ministro leghista Roberto Calderoli che qualche giorno fa, ribadendo la sua contrarietà all’ufficializzazione del 17 marzo come festa nazionale, ha proposto di “sconfessare” anche l’1 maggio, festa dei lavoratori. “Le ricorrenze civili – ha invece ricordato con enfasi il presidente della Camera – vanno sempre onorate con convinzione”.

Maria Saporito