Libia, ex ministro Interni: Gheddafi vuole uccidermi

La vendetta di Muammar Gheddafi, il leader libico che, non volendo accettare di non essere più amato da larga parte della popolazione dello stato nodafricano, ha reagito alle manifestazioni di piazza con una repressione violenta e sanguinosa, potrebbe abbattersi anche su quelli che fino a poche settimane fa erano suoi collaboratori fidati.

Come nel caso dell‘ex ministro degli Interni Abdel Fattah Yunis che, nel corso di un’intervista rilasciata alla tv araba Al Arabiya, ha rivelato di essere stato nel mirino, in tutti i sensi, del colonnello Gheddafi.

Yunis, dopo essersi dimesso dal suo incarico perché in aperto contrasto con le scelte recenti di Gheddafi di usare la violenza per riportare l’ordine nel paese, ha a tutti gli effetti appoggiato la rivolta contro colui che ritiene, oggi, non essere più all’altezza di governare la Libia.

E’ lo stesso ex ministro a raccontare di essere scampato per caso alla morte: «Il colonnello Muammar Gheddafi ha tentato di farmi assassinare, ma non è riuscito nell’intento. Ho chiesto a Gheddafi di chiedere scusa per le vittime della repressione dei giorni scorsi – ha affermato – ma lui si è rifiutato. Mentre ascoltavamo un suo discorso in una caserma, un suo collaboratore ha tentato di uccidermi aprendo il fuoco contro di me, ma ha colpito un mio collaboratore».

Yunis ha anche tenuto a ribadire di non aver avuto nessun ruolo nella repressione attuata dal regime, ma anzi di essersi impegnato a dissuadere le forze di polizia dall’intervenire con le armi sulla folla: «Una volta giunto in città ho dato ordini alla polizia di non aprire il fuoco sulla popolazione, tutta la polizia cittadina è al fianco dei manifestanti ed anche le tribù della zona».

Oggi non avendo più ruoli all’interno dell governo di Gheddafi, Yunis si dichiara essere semplicemente «un soldato al servizio del popolo».

S. O.