“Manuale d’amore 3”: le tre età dell’amore, con un cast d’eccezione

DAL 25 FEBBRAIO NELLE SALE ITALIANE IL NUOVO FILM DI GIOVANNI VERONESI

La formula è già oliata e ben collaudata: i problemi dell’amore in tutte le salse e per tutte le età. Anche stavolta Giovanni Veronesi è rimasto fedele alla linea della serie Manuale d’amore, senza cercare particolari variazioni sul tema o artifici di sorta. Anzi, a ben vedere un artificio c’è, ma è sempre lo stesso: un cast d’eccezione. Questa volta il regista toscano – con l’appoggio del produttore De Laurentiis – ha chiamato a raccolta alcune “vecchie glorie” dei primi due episodi come Carlo Verdone, Riccardo Scamarcio e la sempreverde Monica Bellucci, per poi aggiungere un (notevole) tocco di Hollywood grazie all’eccezionale presenza di Robert De Niro.

Il filo conduttore, questa volta, sono le tre età dell’amore, con i relativi capitoli: “Giovinezza”, “Maturità” e “Oltre” (dire “Anzianità” forse sembrava troppo brusco). Ad unire le tre storie – che a tratti si incrociano come, nella più classica tradizione dei racconti corali –  è una cornice, che ha il suo nocciolo nella figura del tassista-Cupido interpretato dal giovane Emanuele Propizio. Nel primo episodio il protagonista è il trentenne avvocato Riccardo Scamarcio, felice della sua stabilità di coppia con la stupenda fidanzata Valeria Solarino; perlomeno fino all’arrivo della più giovane Laura Chiatti, che come nel più classico dei colpi di fulmine lo travolge e lo pone di fronte ad un bivio: crescere e puntare alla sicurezza o lasciarsi travolgere dall’incostante passione? Curioso il rimprovero – ovviamente ironico – che Scamarcio, di nuovo protagonista di qualche sequenza hot con la Chiatti, ha rivolto al regista in conferenza stampa: “Mi costringe sempre a scene molto molto difficili, vedi anche quella in Manuale d’amore 2 con la fisioterapista Monica Bellucci”. Che brutta vita, verrebbe da dire.

Il secondo episodio, “Maturità”, riunisce uno degli attori simbolo della serie, Carlo Verdone, e la scatenata Donatella Finocchiaro. Il primo è un Anchorman televisivo vicino alla pensione, la cui vita sessuale viene sconvolta dalla seconda, una donna agguerrita, compulsiva e bipolare, che arriva a sfruttare la sua debolezza narcisistica per ricattarlo e appagare il proprio sentimento materno. L’uomo ritratto da Verdone è l’uomo pubblico e di successo odierno: “Talmente pieno di sé da cadere subito in trappola di fronte alla prima lusinga di una donna” – ha dichiarato l’attore romano in conferenza stampa. E chi vede in queste parole qualche riferimento politico, ovviamente, è un malizioso. La sua controparte non è comunque da meno: “Una donna all’apparenza normale – ha proseguito Verdone – ma in realtà mitomane, bipolare, afflitta da ossessioni compulsive: oggi di persone così ce ne sono parecchie ed è molto difficile riconoscerle”.

L’ultimo episodio, “Oltre”, punta alla mitologia da grande schermo (se non altro per gli interpreti), visto che i protagonisti dell’episodio sono l’avvenente Monica Bellucci, il tuttofare Michele Placido (regista, attore, commediante, drammatico) e soprattutto il “Toro Scatenato” del cinema, l’impareggiabile Robert De Niro. Sfoggiando un italiano di ottima fattura l’attore italo-americano interpreta un fascinoso professore americano di storia dell’arte in pensione, che viene in Italia per motivi personali, riuscendo a rinascere sentimentalmente dopo anni di solitudine. Sarà proprio Monica Bellucci, la figlia del portinaio Michele Placido, suo unico amico e confidente, a risvegliarlo dal torpore, trovando lei stessa, grazie a questo rapporto, una maggiore consapevolezza del suo essere donna. Ma sicuramente alla Bellucci in carne e ossa avrà fatto più piacere il complimento di De Niro, che recentemente l’ha definita “la vera erede di Sophia Loren”.

Roberto Del Bove