Milleproroghe: Tremonti sale al Quirinale per salvare il decreto

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, questa mattina salirà al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica, Giorgio Napoliano, e tentare così di trovare una via di fuga che permetta di salvare il decreto legge denominato ‘Milleproroghe” che ieri è stato rinviato al Parlamento dallo stesso capo di stato.

Nella sua nota, divulgata ieri pomeriggio, Napolitano ha prima ricordato «che la prassi irrituale con cui si introducono nei decreti-legge disposizioni non strettamente attinenti al loro oggetto si pone in contrasto con puntuali norme della Costituzione» e poi entrando nel dettaglio del Milleproroghe ha dichiarato: «Ho ritenuto di dovervi sottoporre queste considerazioni, perché a mio avviso non mancherebbero spazi attraverso una leale collaborazione tra governo e Parlamento da un lato e fra maggioranza ed opposizione dall’altro, per evitare che un decreto legge concernente essenzialmente la proroga di alcuni termini si trasformi sostanzialmente in una sorta di nuova legge finanziaria dai contenuti più disparati».

Adesso la palla passerà a Tremonti che, cercando di far valere comunque le ragioni del governo, valuterà quali possano essere gli accorgimenti adatti per allontanare i vizi di incostituzionalità all’interno del decreto.

A quanto pare le strade potenzialmente percorribili, suggerite tra l’altro dallo stesso Presidente della Repubblica, sarebbero due: nel primo caso si lavorerebbe nell’ottica di “spacchettare” il provvedimento, ritornando al decreto originario e presentando separatamente dei provvedimenti aggiuntivi, la seconda ipotesi, invece, vedrebbe l’approvazione del decreto nella forma attuale con l’impegno per il governo di intervenire con degli opportuni provvedimenti al fine di interpretare le parti più critiche del testo legislativo.

Da sottolineare come l’idea di spacchettare il decreto sia stata subito criticata dal Senato, in quanto ciò comporterebbe una nuova lettura e un nuovo riesame del decreto e, considerato il tempo limite del 27 febbraio per la conversione del provvedimento in legge, secondo i senatori non ci sarebbero appunto le condizioni per poterlo intervenire in questa direzione.

S. O.