Onu, il 2% del Pil mondiale per salvare il Pianeta

Basterebbe investire il 2% del Pil mondiale per dirottarci verso un futuro a basse emissioni di carbonio e contrastare seriamente i cambiamenti climatici.

È quanto si apprende dal rapporto Unep, il programma Onu per l’ambiente, per il quale tale scelta, pari a circa 1.300 miliardi di dollari Usa (950 miliardi di euro), non avrebbe alcuna conseguenza negativa sulla crescita dell’economia mondiale che, anzi, ne trarrebbe un grande beneficio perché adotterebbe un ritmo di crescita molto più elevato di quello dettato dalle attuali politiche economiche.

Nell’ottica di questa svolta, per l’Unep è necessario che gli investimenti siano indirizzati verso i settori chiave per la sostenibilità e lo sviluppo economico globale, vale a dire l’agricoltura, l’edilizia, la pesca, le foreste, l’industria, il turismo, i trasporti, le risorse idriche, la gestione dei rifiuti e il settore dell’energia. In merito a quest’ultimo, l’Unep ritiene che la fetta più grossa degli investimenti, almeno il 1,25% del Pil mondiale, dovrebbe infatti essere destinata ad elevare i livelli di efficienza energetica e ad aumentare il ricorso alle fonti rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre la domanda di energia del 9% nel 2020 e di circa il 40% nel 2050.

Per reperire le risorse necessarie occorre una redistribuzione dei sostegni che riguardano comparti ed attività produttive non più compatibili con un’economia a basse emissioni di carbonio, in particolare nel campo dell’energia, dell’agricoltura e della pesca. I sussidi a questi settori, oggi, già pesano per oltre l’1% del Pil mondiale.

Per lanciare questa nuova green economy, si legge nel rapporto, il settore privato da qui al 2050 dovrebbe investire ogni anno il 2% del Pil globale, equivalente a circa 1,3 migliaia di miliardi di dollari. Attualmente, il mondo impiega una cifra compresa fra l’1% e il 2% del Pil in una serie di sussidi destinati a settori come quelli di carburanti fossili, pesca e agricoltura non più sostenibili: basterebbe, quindi, cominciare a ridistribuire le risorse, con una serie di vantaggi.

Il passaggio alla green economy sostenuta da politiche a livello nazionale e internazionale, per l’Unep, creerebbe nuovi posti di lavoro in sostituzione di quelli persi dall’economia tradizionale e produrrebbe una crescita maggiore del Pil e del Pil pro capite, contribuendo così ad alleviare la povertà e riducendo di un terzo le emissioni di gas serra, obiettivo cardine per evitare i disastri dei cambiamenti climatici.

Marco Notari