Tensioni all’ambasciata: bruciata bandiera di Gheddafi e cori contro l’amico Berlusconi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:08

L’onda lunga delle manifestazioni in Libia arriva in Italia.

Questo pomeriggio una protesta è stata inscenata a Roma, davanti all’ambasciata libica ubicata in via Nomentana, a cui hanno partecipato circa trecento persone, tra cittadini nordafricani e italiani.

Quello che doveva essere un tranquillo sit-in di protesta è stato caratterizzato anche da alcuni momenti di tensione, che hanno portato anche all’intervento delle forze dell’ordine costrette a sparare qualche lacrimogeno per disperdere i manifestanti.

Tanti sono stati gli slogan gridati a gran voce, la maggior parte dei quali indirizzati al leader libico, il colonnello Muammar Gheddafi, che in questi ultimi giorni si sta rendendo protagonista di una repressione senza precedenti: cecchini ingaggiati per sparare sulla folla, utilizzo di aerei per mitragliare i ribelli e censura della rete Internet per impedire che i rivoltosi possano organizzarsi, in manifestazioni dalle proporzioni mastodontiche così come è accaduto qualche settimana fa prima in Tunisia e poi in Egitto.

Molti i giovani che hanno preso parte all’iniziativa e che al grido di «Gheddafi è un assassino, via il dittatore» hanno voluto dimostrare quanto sentano a cuore la questione libica pur trovandosi in un altro paese.

A metà manifestazione, alcuni dimostranti hanno scavalcato la recinzione dell’ambasciata e hanno sostituito la bandiera di Gheddafi con quella che simboleggiava la Libia prima del 1969, anno in cui il colonnello prese il potere con un colpo di stato ai danni del re Idris.

La bandiera rubata è stata poi bruciata tra le grida di gioia dei presenti che in quel fuoco hanno voluto vedere un segnale propiziatorio per una fine immediata dell’epoca di Gheddafi, ormai inviso da buona parte dei cittadini libici e non.

Durante la protesta odierna è stato intonato qualche coro contro la politica del governo italiano che, a detta dei partecipanti, ha strizzato l’occhio per troppo tempo al colonnello libico per motivi economici, sì, ma sorvolando su questioni ritenute più importanti come il mancato rispetto dei diritti umani.

Tra gli striscioni contro il presidente della Libia, ve ne era uno che recitava: «Vergogna Berlusconi, amico di Gheddafi».

Simone Olivelli

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