Berlusconi: Gheddafi è pazzo, vuoi vedere che ci spara un missile contro?

Tra i leader internazionali iniziano gli scongiuri. Tutti quelli che si sono visti attribuire l’etichetta di amico dell’Italia e, nella fattispecie, del suo presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, iniziano a tremare.

Ad esempio, non vorremmo essere nei panni di Vladimir Putin che si sarà di certo pentito della volta in cui si azzardò a regalare al nostro premier l’ormai famosissimo “lettone“.

Soltanto due mesi fa, Berlusconi, nel corso di una delle consuete conferenze stampa di fine anno, confermava il sentimento che nutriva nei confronti dei leader dei paesi nordafricani: «Io sono legato da amicizia vera con il presidente egiziano Mubarak, con il presidente libico Gheddafi e con il presidente della Tunisia Ben Alì».

Era il 23 dicembre.

Oggi Ben Alì è scappato dal suo paese da un bel po’ e si vocifera che addirittura sia morto, Mubarak è stato sollevato quasi di peso dal suo ruolo di presidente dopo le clamorose proteste che hanno fatto collassare il regime, mentre Gheddafi si sta difendendo dalle proteste ammazzando migliaia di persone, ingaggiando cecchini pagati per sparare sulla folla, mettendo a ferro e fuoco le più grosse città della Libia e dimostrandosi quello che è: un dittatore accecato dall’amor proprio e dal potere.

Ma nonostante tutto, il destino anche per lui sembra essere segnato.

Il colonnello libico, salito al potere con un colpo di stato nel 1969, non troppo tempo fa porse la sua mano alla bocca di Berlusconi che la baciò definendolo «un uomo saggio».

Oggi, il nostro governo, dopo che pian pianino un po’ tutta la comunità internazionale si è svincolata dalla questione libica denunciando il proprio sgomento per la repressione attuata da Gheddafi, sembra essersi ridestato dal profondo sonno in cui si è trovato per mesi e, d’un tratto, ha iniziato a riconoscere le aberrazioni di un uomo ridicolo nella sua tragicità.

A quanto pare, in occasione del vertice che si è tenuto ieri sera a Palazzo Chigi, lo stesso Berlusconi avrebbe definito il leader libico «un pazzo», aggiungendo: «Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?».

D’altronde, il nostro premier ha sempre avuto una passione per queste amicizie sui generis: come quando, il 28 novembre 1986, esplose una bomba nella villa di Berlusconi in via Rovani a Milano e il premier, parlando al telefono con il fidato Marcello Dell’Utri, disse che era convinto fosse stato Vittorio Mangano, lo stalliere mafioso che per anni aveva vissuto ad Arcore.

Quella volta al telefono, Berlusconi disse: «Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba».

Volete vedere che anche Gheddafi non sappia scrivere? Per favore, almeno comprategli un telefono.

Simone Olivelli