Due rive ci vogliono: domani presentazione dell’opera

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:34

René Char e Vittorio Sereni furono due persone che fecero della poesia il fondamento della propria esistenza stessa. Sereni ebbe modo, durante la propria vita, di occuparsi della traduzione di alcune poesie di René Char, prestando particolare attenzione allo sforzo sovraumano che è richiesto a chi si ritrova nell’ingrato e meraviglioso ruolo di chi deve esprimere una poesia in una lingua differente rispetto a quella nella quale essa scaturì dalla mente e dall’anima del proprio autore. Quando si traduce un romanzo bisogna trasporre dei concetti, delle parole; la poesia è un qualcosa che va oltre il concetto in sé, oltre la parola, oltre la figura retorica ed oltre la bellezza delle rime. La poesia è anche e soprattutto atmosfera, è pathos, è suono che corrobora il pensiero. Come sarebbe leggere la “Divina Commedia” in sanscrito, oppure l’ “Infinito” di Leopardi in tedesco? Sicuramente non sarebbe la stessa cosa, eppure di bravi traduttori, capaci di tradurre non solo le parole ed i concetti, ma la poesia stessa ce ne sono eccome. Cosa ci vuole per tradurre la poesia? Lo dice il titolo dell’opera che domani verrà presentata nel pomeriggio nella Capitale: ci vogliono due rive, “Due rive ci vogliono”. Il libro in questione riguarda proprio i due poeti ed amici di cui sopra, che vissero nel secolo scorso: René Char e Vittorio Sereni. L’ amicizia che i due nutrivano l’uno nei confronti dell’altro fu scandita dal ritmo a volte tenero e cadenzato ed altre impetuoso della poesia stessa.
L’opera in questione si preannuncia decisamente interessante, come tutto ciò che unisce la poesia alla nobiltà di sentimenti come l’amicizia. Il libro verrà presentato domani, venticinque febbraio, a Roma, presso Piazza dell’Orologio. L’evento, organizzato da Casa delle Letterature, avrà luogo alle ore diciotto, e sarà presentato da Andrea Cortellessa, Biancamaria Frabotta e Antonio Prete. Sarà presente Barbara Colli, curatrice dell’opera e responsabile del Fondo Sereni.

Martina Cesaretti

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