Libia, Gheddafi ordinò “personalmente” disastro di Lockerbie

Stoccolma, 24 febbraio. “Gheddafi ordinò personalmente la strage di Lockerbie”. A riferirlo è stato Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, ex ministro della Giustizia libico, il quale ha annunciato al giornale svedese “Expressen” di avere le prove della colpevolezza del leader libico. Al Jeleil aveva rassegnato le sue dimissioni dalla carica lunedì scorso a causa delle violenze inaudite perpetuate dal governo contro i manifestanti. Nella strage di Lockerbie, verificatasi il 21 dicembre del 1988, persero la vita 270 persone.

La cittadina scozzese di Lockerbie divenne famosa sulla fine degli anni ’80 poiché vi si schiantarono i resti del volo Pan Am 103, esploso in aria a causa di un attentato terroristico realizzato attraverso un ordigno esplosivo nascosto nella stiva, partito da Londra e diretto a New York. Oltre ai 259 passeggeri del velivolo, la maggior parte di nazionalità americana, morirono nell’incidente anche 11 abitanti del luogo. Per oltre dieci anni, fino all’attentato del 2001 alle Torri Gemelle, la strage di Lockerbie fu l’attacco terroristico più sanguinoso condotto contro un aereo civile.

Le indagini di quel tempo appurarono la natura terroristica dell’incidente, per il quale furono incriminati i servizi segreti libici e in particolare Abdelbaset Ali Mohmet al-Megrahi che fu condannato all’ergastolo. Rinchiuso in un carcere scozzese fino al 2009, fu rilasciato per ragioni di salute, in quanto un medico gli diagnosticò un cancro alla prostata e solo tre mesi di vita. Fu riportato in Libia con l’aereo personale di Gheddafi e fu accolto come un eroe nazionale.

Tornato in patria, lo stesso medico che lo diede per “spacciato”, gli disse che avrebbe potuto vivere ancora per 10 anni. Nel dicembre 2010, Wikileaks rilevò che la prematura scarcerazione è da imputarsi alle pressioni del colonnello libico sull’amministrazione britannica. Gheddafi infatti aveva minacciato che, se non fosse stato scarcerato al-Megrahi, avrebbe operato “un’immediata cessazione di tutte le attività commerciali britanniche con la Libia, una diminuzione dei rapporti politici e dimostrazioni contro strutture britanniche”. Inoltre, sarebbe stata a rischio anche “la sicurezza dei cittadini britannici” sul territorio libico. Una scomoda verità che, dopo le dura repressione con 10mila morti in Libia, getta ancora più ombre sull’operato del colonnello Gheddafi.

Emanuele Ballacci