Milleproroghe: Tremonti accusato di aver tagliato fin troppo

Il day after la salita al Colle del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per discutere con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, degli interventi da fare per rendere il decreto Milleproroghe immune da vizi di incostituzionalità, i malumori all’interno della maggioranza di governo sembrano più che palpabili.

Secondo molti, Tremonti avrebbe combinato un mezzo pasticcio, andando a toccare più di un dettaglio del provvedimento politico che avrebbe fatto comodo a diverse personalità che ruotano attorno al premier, Silvio Berlusconi, e che guardavano al Milleproroghe come a una conferma della reciproca solidarietà.

Tra i tanti nomi gira anche quello di Gianni Alemanno.

Il sindaco di Roma teneva molto all’emendamento che prevedeva l’aumento del numero di consiglieri e assessori nei comuni con più di un milione di abitanti. Il motivo è semplice: la modifica avrebbe permesso al primo cittadino della capitale di accogliere nella sua nuova giunta comunale anche esponenti de La Destra di Francesco Storace, rendendo così più solida la propria amministrazione.

Secondo alcune indiscrezioni, numerose sono state le telefonate che ieri hanno intasato gli uffici del presidente del Consiglio per cercare di avere spiegazioni valide su quanto successo tra Tremonti e Napolitano.

Berlusconi, visibilmente a disagio e di certo non contento di dover affrontare nuovi dissapori proprio in questo periodo in cui è preso dalle proprie vicende giudiziarie, cercando di acquietare gli animi, si sarebbe lasciato scappare anche un «Napolitano mette sabbia nel motore del governo e Giulio ne è ben contento».

Per il quotidiano torinese La Stampa i malumori del premier sarebbero addebitabili anche all’insoddisfazione scaturita dal fatto che la Costituzione prevede il giudizio preliminare da parte del Presidente della Repubblica per il caso di decreti che escono fuori dal Consiglio dei Ministri: fosse per Berlusconi, Napolitano dovrebbe soltanto limitarsi alla ratificazione, senza cercare il pelo nell’uovo.

Ma esiste una Costituzione che preesiste al Silvio da Arcore e, con sua buona pace, bisogna rispettarla.

Almeno per ora.

Simone Olivelli