Ricostruita mandibola a bimba di 2 mesi al S.Anna di Ferrara

Due mesi e 10 giorni. Questa l’età di una bambina pachistana a cui è stato eseguito un intervento di ricostruzione e creazione della mandibola lo scorso 4 novembre nel reparto di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale S.Anna di Ferrara, diretto dal dott. Luigi Clauser, i cui risultati sono stati diffusi soltanto ieri.

La bambina, che ha anche una gemellina, era nata con delle malformazioni provocate da una patologia nota come Sindrome di Pierre Robin e la piccola soffriva di labbro leporino, assenza di una parte del palato molle che le provocava la caduta della lingua con crisi di soffocamento, mandibola di ridotte dimensioni e mancanza di una funzione respiratoria spontanea. La bimba, in sostanza, doveva starsene intubata o sottoposta a tracheotomia, rinunciando, così, ad una vita normale.

La ricostruzione della mandibola, normale e destinata a crescere, è stata possibile grazie ad un innesto osseo prelevato dal cranio e basata sui principi di rigenerazione osseo-tessituale e della bio-ingegneria dei tessuti. Si è intervenuti anche sulle anomalie dell’apparato digerente e sulle malformazioni degli arti inferiori di cui la bambina soffriva fin dalla nascita.

La tecnica chirurgica adoperata è stata “ideata nel 1900 da un ortopedico che scoprì che si potevano allungare le ossa lunghe e noi l’abbiamo applicata su una mandibola di 2 centimetri”. “Se creiamo certe condizioni nel nostro corpo, possiamo far crescere nuovamente dei tessuti, ed è ciò che abbiamo fatto. La bambina praticamente non aveva mandibola, noi l’abbiamo allungata con dispositivi miniaturizzati. La nuova posizione permette respirazione e deglutizione”, ha dichiarato Manlio Galiè, medico della Chirugia maxillo-facciale della struttura ospedaliera di Ferrara.

Il dott. Luigi Clauser, invece, ha sottolineato che “interventi del genere su un paziente di due mesi e mezzo ce ne saranno stati venti in tutto il mondo. È stato importante anche il mediatore culturale, la nostra azienda è all’avanguardia. Come chirurghi siamo impenetrabili, di solito non ci lasciamo prendere dall’emozione, ma in questo caso abbiamo colto il dramma di una bambina che non poteva parlare. Oggi invece ride”.

Marco Notari