Yemen, Saleh: garantire diritti dei manifestanti

“Dobbiamo garantire tutti i diritti ai manifesti, pro o contro il governo”. Così il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, interviene sulla situazione delle proteste di massa.

In una nota Saleh invita alle forze dell’ordine, ad evitare contatti fra favorevoli e contrari all’amministrazione. Una vicenda che sta colpendo tutto lo Yemen. Fino ad oggi le città dove si sono verificati più scontri, Sanaa e Aden. Saleh precisa che “il governo continuerà a garantire le ragioni di chi manifesta pacificamente”, in un contesto “di democrazia e libertà”. Alle parole del Presidente però, sono preceduti molte violenze. Associazioni di diritti umani parlano di arresti ingiusti, cariche e mancata protezione della polizia. Lo scorso sedici febbraio due studenti dell’università della capitale, fra gli oppositori a Saleh, sono stati aggrediti mentre tornavano a casa. In queste settimane infuocate, si calcolano circa quindici morti.
Una scia di sangue che è partita dall’Egitto, con le proteste contro Mubarak, finita con le sue dimissioni. Anche ad Algeri e Bahrain, diversi scontri. Ultima la Libia.

Abdullah Saleh, sessantacinque anni, è al potere dal 1978, dal 1990 Presidente dello Yemen. Dopo le prime pressioni, ha annunciato che nel 2013 lascerà ogni incarico politico. Ciò nonostante continuano le dimostrazioni. Ieri Aden in guerra. Lo Yemen rimane uno dei paesi più poveri dell’Asia, con una disoccupazione giovanile al 15%.

Matteo Melani