Banda larga: 70 mln da Governo, ma Berlusconi nega tutto

Quando potremo usufruire della banda larga in Italia? Difficile dare una risposta, anche alla luce delle notizie contrastanti che si susseguono in merito.

“Il Governo ha messo a disposizione qualche settimana fa 100 milioni. Mi auguro che ci siano. La prima manovra però è stata che 30 vanno ad aiutare lo switch off dall’analogico al digitale. Speriamo che i 70 che rimangono siano veramente destinati a ridurre il digital divide”. Sono le parole spese da Gabriele Galateri di Genola, presidente di Telecom Italia, durante il convegno Manifutura Festival, in corso a Bologna. Parole che hanno il sapore della beffa se si pensa che, solamente poche ore prima, Silvio Berlusconi aveva fatto sapere che, allo stato attuale, l’Italia non ha denaro da investire nelle maggiori infrastrutture a causa del debito crescente. E’, dunque, lecito pensare che la sempre più necessaria Rete di nuova generazione dovrà ancora attendere.

Secondo uno studio della Oxford University (Saïd Business School) che ha preso in esame, tra maggio e giugno 2010, le comunicazioni in banda larga di 72 Paesi e 239 città di tutto il mondo, l’Italia non fa parte delle 30 migliori reti nazionali per Internet e, dato ancora più allarmante, nessuna tra le nostre città ha una qualità di banda sufficiente per diventare “comunità intelligente sempre connessa”. La speciale classifica vede la Corea del Sud confermarsi in testa per il quarto anno consecutivo, totalizzando 157 punti e assicurando la banda larga al 100% della popolazione. Subito dopo c’è Hong Kong con 118, seguita dal Giappone con 116 punti. Davanti al Paese della pizza e gli spaghetti Estonia, Cipro, Lituania, Romania e Malta.

Lo stesso Galateri ha, inoltre, evidenziato la gravità di un dato che vede circa un 10% di zone dell’Italia non coperte dalle nuove tecnologie. Una carenza, quella della banda larga, che rende il nostro Paese orfano di un motore di innovazione e crescita economica assolutamente indispensabile.

Mauro Sedda