Gemelline: le presunte mancanze della Polizia svizzera

Il giallo delle gemelline svizzere scomparse continua a non dare tregua a chi, in questi ventisei giorni, ha imparato ad affezionarsi al destino delle piccole Alessia e Livia, sorelline di sei anni che di colpo, senza una ragione, sono diventate protagoniste di un caso di cronaca tanto complesso quanto potenzialmente tragico.

Le bambine che fino a all’ultimo week end di gennaio si trovavano in compagnia del padre, l’ingegnere svizzero Matthias Schepp, non sono più tornate a casa così come previsto dall’accordo vigente tra l’uomo e la sua ex moglie, Irina Lucidi, nonché mamma delle gemelline.

All’origine della fuga dell’uomo vi sarebbe stata la disperazione per un matrimonio finito che gli aveva prima tolto l’amore della propria donna e poi pure l’affidamento delle due figlie, così come deciso dal giudice al momento del divorzio.

A confidare questi sentimenti è stato lo stesso Matthias che, durante la sua folle corsa, ha inviato diverse lettere a Irina. In una di queste si leggeva: «Tutto ciò che volevo era una famiglia! Perdere te è stata già abbastanza dura, ma poi anche le bambine era troppo. Presumibilmente sono malato, ma non so di che cosa. Ciao per sempre! Non ne posso più! Mi dispiace enormemente, ma non c’è più nulla da fare».

Queste parole hanno portato scoramento e angoscia nei cuori dei familiari di Alessia e Livia, specialmente perché all’interno di esse Schepp ha confessato di aver ucciso le bambine, aggiungendo che «non hanno sofferto» e che ora «riposano in pace».

L’uomo si è poi suicidato il 3 febbraio a Cerignola, gettandosi sotto a un treno Eurostar.

Tuttavia, finché non verranno ritrovati dei cadaveri, per gli investigatori e soprattutto per la madre delle scomparse, le bambine sono vive e come tali debbono essere ricercate.

Su Internet sono molti coloro che cercano di dare il proprio contributo alle indagini, suggerendo possibili piste alternative o cercando di interpretare le ultime mosse di Schepp.

Ma sono anche altrettanti quelli che iniziano a lamentarsi della lentezza con cui le indagini sarebbero state portate avanti, specialmente per quanto riguarda l’impegno degli inquirenti svizzeri. Secondo i critici, la polizia elvetica avrebbe peccato di eccessivo lassismo e mancanza di capacità di reazione, sin dall’inizio di questo giallo.

A rafforzare questa teoria vengono proposti degli elementi che dimostrerebbero come le indagini svizzere siano state lacunose: ad esempio si fa notare come la casa del padre delle bimbe non sia stata messa sotto sequestro per tempo, rischiando così che possibili indizi venissero inquinati, oppure come tanti dettagli – dalla scoperta degli scarponi infangati a quella dei bicchieri – siano stati riportati alla luce dalla lucidità e dall’abnegazione di Irina Lucidi, una donna che nonostante il dolore che l’affligge sembra essere la più pronta a ravvivare il corso delle indagini.

Forse è solo senso di frustrazione per delle risposte che tardano ad arrivare, forse in questo caso si sarebbe potuto fare molto di più.

S. O.