Li romani in Russia: Simone Cristicchi e Elia Marcelli

Elia Marcelli è una figura importante del mondo della cultura italiana del secolo scorso. Da ragazzo inseguì la sua passione per la letteratura dopo quale errore di percorso, e si laureò con una tesi sulla Divina Commedia con Natalino Sapegno, che è un po’ come laurearsi sul Vangelo avendo il Papa come primo relatore. L’amore per la poesia non gli mancava di certo, né la cultura per nutrire adeguatamente tale sentimento. La capacità di scrivere in versi fu un dono prezioso che Elia Marcelli possedeva e che aveva ereditato dal nonno. Lo spettacolo che si terrà dal cinque al dieci aprile a Roma, potrebbe essere un modo per ricordare la figura di questo poeta, nonché sceneggiatore e regista, e l’intensità delle sue opere. Lo spettacolo “Li Romani in Russia” è tratto dall’omonimo poema in versi di Elia Marcelli. Di che parla? Di guerra, di quella guerra che chi ha vissuto prima della metà del secolo scorso si è sentito addosso per tutta la vita. L’opera di Marcelli è strutturata secondo il metro delle ottave, quel metro che Ariosto utilizzò per il suo “Orlando Furioso”, per intenderci. È facile intuire dal titolo dell’opera, che il monologo è in romanesco, il dialetto irriverente e sollazzante che figure eminenti della letteratura italiana come Trilussa e Giuseppe Gioacchino Belli utilizzavano per le proprie poesie. Divertente? Sicuramente. Scanzonato? Si, ma non solo. Di guerra non si parla solo ridendo, mai. C’è sempre la tragedia sul fondo di opere del genere, quella tragedia che non tramonta, che si nutre quasi delle risate che aleggiano in superficie. Sarà Simone Cristicchi, cantautore italiano che sarebbe un peccato conoscere solo perché “voleva cantare come Biagio Antonacci”, a recitare il monologo di Elia Marcelli.
Dove si terrà lo spettacolo? Presso il Teatro Ambra alla Garbatella di Roma. La regia sarà di Alessandro Benvenuti.

Martina Cesaretti