Onu, ambasciatore libico diserta perché malato: nessuno gli crede

Un po’ come quando piccoli si marinava la scuola perché impreparati e poi ci si giustificava dicendo: «Maestra, sono stato molto malato».

Ecco, una scena simile si è avuta oggi a Ginevra, dove in occasione della riunione speciale del Consiglio per i diritti umani indetta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), tra i membri facenti parte dell’organismo internazionale si è segnalata una particolare, e da alcuni ritenuta anche ampiamente preventivabile, defezione: l’ambasciatore libico.

Alcuni esponenti del mondo arabo hanno sostenuto che il diplomatico, che rappresenta il paese governato da Muammar Gheddafi, «è molto malato», ma a crederlo sono stati davvero in pochi.

Negli ultimi giorni è stata paventata anche l’ipotesi di una sospensione della Libia dal Consiglio per i diritti umani. D’altronde, per la stessa istituzione sarebbe un po’ incoerente mantenere una tale serpe in seno.

La repressione nel sangue perpetrata da Gheddafi ha ben pochi precedenti. Dopo i tentennamenti iniziali da parte di alcuni paesi – tra cui l’Italia – che per pragmatismo politico hanno evitato, in un primo momento, di condannare pubblicamente le azioni del colonnello amante dei cavalli berberi, adducendo come motivazione la volontà di non attuare ingerenze nelle questioni riguardanti uno stato straniero, oggi, quasi nessuno riesce a voltare lo sguardo davanti alle migliaia di morti ammazzati.

Gheddafi, che nonostante la crescita sempre più imponente delle proteste dei ribelli, continua a sostenere di voler rimanere al proprio posto perché «simbolo della rivoluzione», si è già macchiato di molti di crimini contro l’umanità ed è per questo che la comunità internazionale si aspetta che, finita la rivolta e caduto il regime, il rais venga giudicato dal tribunale internazionale dell’Aja.

Tra chi si augura un epilogo del genere, anche il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, che ieri nel corso della trasmissione Annozero ha anche aggiunto «sempre che ne esca vivo».

S. O.