Rifiuti a Napoli: Il Giornale riparla di miracolo, ma è proprio così?

Ieri mattina Il Giornale,  il quotidiano della famiglia Berlusconi, è tornato a parlare di miracolo a Napoli.

Nell’articolo a firma di Claudio Borghi, il riferimento non è alla squadra di calcio in lotta per ritornare a vincere, dopo più di venti anni, lo scudetto ma al problema rifiuti.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella sua duplice veste di patron del Milan Calcio e di capo del governo, si trova a essere due volte rivale di tutti coloro che vivono all’ombra del Vesuvio: avversario sui prati rovinati della serie A e oggetto delle critiche di quella parte di napoletani che, vivendo la propria quotidianità nella città partenopea, alle doti magiche del premier hanno sempre creduto poco.

Al massimo accettano di riconoscergli quelle di illusionista.

Borghi scrive: «Ma che strano: adesso scopriamo anche che Napo­li è s­tata ripulita e che la situa­zione si è normalizzata […] Anche in provincia sem­bra che la raccolta abbia su­perato largamente i depositi e che quindi lentamente ci si stia mettendo in pari».

Il giornalista continua alludendo a una possibile influenza, chiaramente negativa, della politica dell’opposizione che potrebbe aver incoraggiato le proteste di chi negli ultimi mesi del 2010 ha voluto dire no all’apertura di nuove discariche: «Nei discorsi in Parla­mento e in televisione la con­sonanza fra i discorsi dei rap­presentanti del PD  e quelli dei finiani che, con Bocchino, hanno una grande influenza in Campania, sembravano stra­namente paralleli e i rifiuti venivano sempre citati. Chi volesse pensar male potreb­be sospettare che il blocco di dicembre sia stato in un cer­to senso “incoraggiato” per dimostrare il fallimento di Berlusconi in una delle sue imprese simbolo».

Ma le cose stanno davvero così? Napoli è pulita o semplicemente si è trovato un tappeto più largo sotto cui nascondere ciò che non si vuol far vedere? Specialmente in un momento come quello attuale in cui il presidente Berlusconi ha tutti gli interessi a sottolineare le sue conquiste a dispetto delle beghe giudiziarie che gli sorgono attorno quasi fossero funghi. Velenosi, per di più.

Nel tentativo di capirne di più siamo andati nella città d’o sole, per parlare con chi quella spazzatura se l’è spesso ritrovata tra i piedi, uscendo di casa.

Ponticelli è uno dei quartieri più popolosi di Napoli, è situato nella periferia est e vi abitano circa 70.000 persone. Vittima nel corso dei decenni dell’abuso edilizio, quello di Ponticelli sembra essere uno di quei casi in cui anche la magia si tramuta in un insieme di gesti sconnessi e soprattutto privi di effetto.

Qui, quando qualcuno parla di miracolo berlusconiano non si può fare altro che sorridere.

Incontriamo Gennaro e Pasquale (nomi di fantasia, ndr), due ragazzi poco più che ventenni ma già abbastanza grandi per sapere come le cose funzionano da queste parti.

Quando gli chiediamo quali siano tradizionalmente le condizioni igieniche delle strade di Ponticelli, i due non esitano a rispondere: «Ponticelli è una zona dove ormai il problema rifiuti non è più un problema – ci racconta Gennaro – direi che piuttosto è un qualcosa che è entrato a far parte della quotidianità. Incamminarsi la mattina per prendere il treno locale ed essere costretti a buttarsi per strada pur di evitare il marciapiede stracolmo di rifiuti è solo un esempio».

Dello stesso avviso è Pasquale che aggiunge: «Il nostro quartiere è spesso usato come una pattumiera a cielo aperto, ha una serie di zone semidisabitate dove vi è spazzatura abbandonata da anni. Qui il miracolo non arriva mai, quando “dall’alto” decidono di dare una risistemata alle strade del centro, Ponticelli rimane comunque invasa dai rifiuti».

Ma adesso è cambiato qualcosa? Insomma, le tv e alcune grandi testate giornalistiche parlano di una Napoli pulita: è cambiato qualcosa rispetto al recente passato?

A riprendere la parola per primo è sempre Gennaro che con la nota ironia napoletana ci confida: «Al netto della spazzatura che ormai è entrata nel piano urbanistico, la situazione è normale e simile al recente passato  e non eccessivamente critica: la raccolta non avviene ogni giorno ma ogni due o tre».

Per Ciro, invece, esistono zone in cui «ci sono delle vere e proprie discariche abusive, specialmente sotto i ponti di accesso alle autostrade e superstrade, dove l’immondizia non viene raccolta da chissà quanto tempo. Diciamo che non ho mai visto quelle zone “pulite” in oltre 20 anni che ci vivo».

Quando gli chiediamo un parere sulle tecniche con cui questa spazzatura, periodicamente, diminuisce per poi riapparire in dosi massicce, uno dei due ragazzi ci racconta un aneddoto: «Ricordo ancora il periodo della costruzione di una rotonda nei pressi della mia abitazione. Ci sono voluti quasi due anni per realizzarla, tempo in cui le zone recintate dai lavori divennero una piccola discarica. Il giorno della chiusura dei lavori vidi dal balcone gli addetti che raccoglievano l’immondizia e la sotterravano in un buco fatto nel terreno al centro della rotonda, per poi ricoprire il tutto e successivamente piantare dei fiori. Potremmo definirla una forma di smaltimento alternativo».

Confinante con Ponticelli, vi è Cercola che però, a differenza del primo, è un comune indipendente da Napoli.

Qui a quanto pare la situazione è leggermente migliorata da quando è stata attivata la raccolta differenziata. A raccontarlo è Salvatore, un signore sulla cinquantina: «Cercola non ha gli stessi problemi di Napoli, qui avviene la raccolta differenziata per quasi il 50%. Tuttavia, nelle ultime settimane non è cambiato niente di particolare. Nella nostra regione, i clientelismi sono alla base dei rapporti socio-politici con tutte le ricadute che si hanno anche nel sistema della gestione dei rifiuti».

Quando gli chiediamo un parere sul presunto miracolo avvenuto a Napoli, Salvatore non ha dubbi nel rispondere: «La spazzatura viene soltanto “spostata” da zone dove è più visibile a zone meno visibile».

Dello stesso avviso è anche Giovanni, abitante di Ercolano, un comune della provincia di Napoli che ha avuto i suoi bei problemi con la raccolta dei rifiuti «anche se non si sono raggiunte le crisi drammatiche che hanno riguardato altri paesi».

Giovanni è convinto che «si debba puntare sempre più sulla raccolta differenziata» e che tuttavia negli ultimi mesi si è visto un maggiore impegno da parte delle amministrazioni locali che «sembrano uscire piano piano da un immobilismo decennale».

Insomma, a Napoli e dintorni gli unici miracoli di cui si tiene memoria sono quelli di San Gennaro e di Maradona.

Per il prossimo futuro, si confida in Cavani.

Simone Olivelli